Ma quanto guadagnano i player della new economy?

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Ma quanto guadagnano i player della new economy?

Prendiamo spunto da un simpatico gadget apparso in rete, per fare i conti in tasca – senza alcuna pretesa di rigore finanziario – alle principali aziende della new economy e vedere la marginalità che hanno.

Battle of internet giants

Il gadget “Battle of Internet Giants” mostra quanto fatturano e quanto guadagnano al secondo, i giganti di internet.

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I numeri che vediamo si basano sui dati di bilancio del 2013 e, facendo due calcoli, possiamo ricavare l’Utile, il Fatturato annuo e il rapporto tra Utile e Fatturato. Quindi una stima, seppur molto approssimativa, della redditività annuale dei brand analizzati (questo indice di redditività viene solitamente chiamato ROS: Return On Sales).

Nella tabella seguente riportiamo tutti i valori evidenziati nel gadget.

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Per quanto il calcolo sia approssimativo corrisponde abbastanza ai valori che è possibile recuperare dai vari bilanci che si possono trovare online direttamente su Google Finance (www.google.com/finance) cercando i codici Nasdaq delle aziende o direttamente i loro nomi.

 

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Nel grafico abbiamo rappresentato in blue l’Utile, in rosso il Fatturato e in verde (la cui scala è a destra in %) il rapporto tra i due.

Possiamo notare alcuni fatti:
Non è vero, come spesso si crede, che al crescere del fatturato la marginalità diminuisce. Apple ne è l’esempio: con un fatturato mostruoso di 170 miliardi di dollari pari al fatturato dell’Ucraina (176.232 milioni di dollari, 51° paese al mondo – vedi ad esempio: https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_PIL_(nominale) ) mantiene una marginalità vicina al 22%.

Stesso discorso vale per Google, Microsoft e Facebook.
Twitter non sembra ancora aver trovato un modello di business che le permetta di sopravvivere.
Amazon, il gigante dell’e-commerce, dimostra di vendere veramente con margini minimi e non ostante sia un ingranaggio perfettamente oliato con un fatturato di 74 miliardi di dollari, ha una marginalità di nemmeno mezzo punto.

Fatturato per utente dei principali player

Facciamo ancora un passo avanti e cerchiamo di scoprire il fatturato per utente dei principali siti della new economy. In questo caso dobbiamo calcolarcelo in base al fatturato e al numero di utenti registrati attivi al mese. Purtroppo questo dato è difficilmente recuperabile e spesso non è possibile verificarne l’esattezza. Noi ci siamo basati sui dati trovati o su Wikipedia o su Comscore.com.

Senza nessuna pretesa di esattezza ecco un po’ di numeri per le aziende per cui siamo riusciti a reperirli:

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Ed ecco il relativo grafico:

 

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Anche in questo caso possiamo notare che:

  • Apple sovrasta tutte le altre aziende del gruppo;
  • Tra le aziende che vivono di pubblicità Google è quella con i risultati migliori.

Quanto rende un impiegato?

Un altro punto di vista è il fatturato o utile per impiegato. Vediamo i dati:

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Anche qui il grafico evidenzia alcuni aspetti interessanti:

  • La bassa marginalità di Amazon;
  • L’altissima marginalità di Apple e comunque la buona posizione di Google, Microsoft e Facebook.

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Qualche considerazione sparsa

Guardando i dati sopra, pur sapendo che non sono affidabili al 100% e che sono tratti da fonti non omogenee, faccio alcune considerazioni:

  • L’e-commerce puro (Amazon) pur essendo fatto ai massimi livelli ha basse marginalità, e forse il motivo è che i prezzi devono essere mantenuti bassi perché su internet è facile confrontarli. Amazon inoltre ha un processo di acquisto ottimo, ottima logistica, ottimi prezzi ma ha un supporto pre e post vendita nullo. Mi spiego: Amazon -a parte la perfezione dell’e-commerce in se- non ha alcun valore aggiunto. I prodotti non sono ne migliori ne peggiori di quelli della concorrenza, il servizio verso il consumatore non esiste e l’esperienza di acquisto è comunque piuttosto asettica. Ha successo perché si trova tutto, a prezzo basso e con una logistica ineccepibile.
  • Apple mantiene margini altissimi grazie al proprio brand e alla qualità percepita e reale dei propri prodotti che evidentemente possono permettersi di vendere a prezzi significativamente maggiori del costo industriale. Tanto di cappello!
  • Twitter deve trovare ancora una sua strada, cosa che Google e Facebook hanno fatto rispettivamente nei loro settori.
  • Yahoo, poco considerato qui in Italia, rimane una potenza negli Stati Uniti in cui nel luglio 2013 ha superato Google come pagine viste. Se quindi avete a che fare con il mercato statunitense tenetene conto (fonte: comscore.com).

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E voi? Vedete altre cose interessanti?

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