<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Web Marketing Garden: Formazione per Aziende e Manager</title>
	<atom:link href="https://www.webmarketinggarden.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.webmarketinggarden.it/</link>
	<description>Consulenza e formazione sul web marketing ovvero come far diventare produttivo un sito internet.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 28 May 2026 13:56:22 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	

<image>
	<url>https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2015/12/cropped-WMG-1-32x32.jpg</url>
	<title>Web Marketing Garden: Formazione per Aziende e Manager</title>
	<link>https://www.webmarketinggarden.it/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Dal ranking al grounding: cosa cambia tra Google e Microsoft nell’AI Search</title>
		<link>https://www.webmarketinggarden.it/dal-ranking-al-grounding-cosa-cambia-tra-google-e-microsoft-nellai-search/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 13:56:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[ChatGpt]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[SEO-SEM]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.webmarketinggarden.it/?p=9252</guid>

					<description><![CDATA[GEO e AI Search non sono la stessa cosa per tutti. Se Google tenta di normalizzare il cambiamento, Microsoft sta ridisegnando le regole del gioco attorno a un concetto preciso: il grounding. Mentre Google dice che GEO e AEO sono ancora SEO (vedi anche il post precedente: La guida ufficiale di Google all’AI Optimization: cosa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>GEO e AI Search non sono la stessa cosa per tutti. Se Google tenta di normalizzare il cambiamento, Microsoft sta ridisegnando le regole del gioco attorno a un concetto preciso: il <strong>grounding</strong>. Mentre Google dice che GEO e AEO sono ancora SEO (vedi anche il post precedente: <a href="https://www.webmarketinggarden.it/la-guida-ufficiale-di-google-allai-optimization-cosa-dice-cosa-non-dice-e-cosa-preoccupa/">La guida ufficiale di Google all’AI Optimization: cosa dice, cosa non dice e cosa preoccupa</a>), Microsoft costruisce un framework concettuale distinto attorno al <em>grounding</em>: un sistema che non si limita a classificare pagine ma valuta se le informazioni sono sufficientemente attendibili da essere usate da un&#8217;AI per costruire una risposta. Le implicazioni pratiche divergono su metriche, strumenti e — soprattutto — su cosa significa essere &#8220;visibili&#8221; nell&#8217;era dell&#8217;AI. Nel seguito ho cercato di mettere a confronto le due impostazioni.</p>
Lo stesso problema, due narrazioni diverse
<p>Il 15 maggio 2026 Google ha pubblicato la sua guida ufficiale all&#8217;ottimizzazione per le funzionalità AI nella ricerca, con un messaggio netto: <a href="https://www.webmarketinggarden.it/la-guida-ufficiale-di-google-allai-optimization-cosa-dice-cosa-non-dice-e-cosa-preoccupa/">GEO e AEO non sono discipline separate, è ancora SEO</a>. La posizione è difendibile nel perimetro di Google Search: le AI Overviews si appoggiano agli stessi sistemi di ranking già in uso, integrati con RAG (Retrieval-Augmented Generation) e query fan-out. Chi ottimizza bene per la ricerca tradizionale — contenuti autorevoli, struttura tecnica pulita, esperienza utente — ha le basi per comparire anche nelle risposte AI.</p>
<p>Microsoft, con una serie di post ufficiali pubblicati tra febbraio e maggio 2026 sul blog di Bing, costruisce invece una narrativa più articolata. Il punto di partenza è lo stesso: l&#8217;AI ha cambiato il modo in cui le informazioni vengono recuperate e presentate. Ma la conclusione è diversa. Per Microsoft, <strong>il grounding non è un&#8217;estensione della ricerca tradizionale</strong> — è una funzione con obiettivi, metriche e criteri di qualità propri. E quella distinzione ha conseguenze pratiche dirette per chiunque gestisce contenuti web.</p>
Grounding: la parola chiave che Google non usa
<p>Il concetto centrale della strategia Microsoft è il <strong>grounding</strong>: il sistema che collega i modelli AI generativi a informazioni esterne, attuali e verificabili — impedendogli di rispondere basandosi solo su ciò che ha &#8220;imparato&#8221; durante il training. Come scrive Jordi Ribas, Corporate Vice President di Microsoft Search &amp; AI, <a href="https://blogs.bing.com/search/February-2026/Elevating-the-Role-of-Grounding-on-the-AI-Web">Microsoft grounding alimenta oggi quasi tutti i principali assistenti AI del mercato</a> — non solo Bing e Copilot, ma una quota rilevante dell&#8217;ecosistema AI globale.</p>
<p>Questo approccio è fondamentale. Se Google parla di ottimizzazione per Google Search, Microsoft implica che le sue linee guida sul grounding siano rilevanti per un perimetro molto più ampio: ChatGPT (che usa principalmente Bing per la navigazione web), Copilot, e qualunque AI che sfrutti Microsoft grounding come infrastruttura. Chi segue le indicazioni di Bing non ottimizza solo per Bing.</p>
<p>Il cuore della differenza concettuale è nel <strong>cambio dell&#8217;unità di valore</strong>. La ricerca tradizionale ottimizza per il documento: quale pagina visitare. Il grounding ottimizza per l&#8217;<em>informazione groundabile</em>: un fatto discreto, verificabile, con provenienza chiara, che un sistema AI può usare responsabilmente per costruire una risposta. Non è la stessa cosa. Un documento eccellente per la ricerca tradizionale può essere inadatto al grounding se contiene affermazioni non verificabili, dati obsoleti, o fonti contraddittorie non disambiguate.</p>
La grande differenza: cosa misurano i due sistemi
<p>Il post <a href="https://blogs.bing.com/search/May-2026/Evolving-role-of-the-index-From-ranking-pages-to-supporting-answers">&#8220;Evolving role of the index&#8221;</a> (Bing, maggio 2026) è forse il documento più denso di implicazioni pratiche. Microsoft descrive esplicitamente come le metriche dell&#8217;indice cambino quando l&#8217;obiettivo è il grounding invece del ranking tradizionale:</p>

<strong>Fedeltà fattuale</strong>: nella ricerca tradizionale, un ranking imperfetto è tollerabile — l&#8217;utente clicca, valuta, torna indietro. Nel <strong>grounding</strong>, un fatto distorto durante il chunking o la trasformazione dell&#8217;indice produce direttamente una risposta sbagliata. Non c&#8217;è l&#8217;utente che valuta e corregge in tempo reale. Si è visto che i navigatori abbassano la soglia critica per le risposte fornite dall&#8217;AI.
<strong>Qualità dell&#8217;attribuzione della fonte</strong>: nella ricerca tradizionale, l&#8217;attribuzione è utile ma l&#8217;utente decide autonomamente di cosa fidarsi. Nel grounding, la provenienza è un segnale core: non tutte le fonti indicizzate hanno lo stesso peso probatorio per una risposta AI.
<strong>Freschezza</strong>: un contenuto obsoleto degrada il ranking. Nel grounding, un fatto obsoleto produce direttamente una risposta errata — con una frequenza e un impatto molto maggiori.
<strong>Gestione delle contraddizioni</strong>: la ricerca tradizionale può mostrare due fonti contrapposte e lasciare all&#8217;utente l&#8217;arbitraggio. Il grounding non può: un sistema che sintetizza silenziosamente tra fonti contraddittorie rischia di affermare con sicurezza la cosa sbagliata. L&#8217;alternativa corretta, secondo Microsoft, è l&#8217;<strong>astensione</strong>: per l&#8217;utente questo si traduce solitamente in risposte del tipo &#8220;Le fonti non concordano su&#8230;&#8221; oppure l&#8217;omissione della citazione del nostro sito.

<p>Google non fornisce un framework analogo. La guida di maggio 2026 indica gli stessi princìpi di qualità da sempre promossi (E-E-A-T, contenuto non generico, utilità reale), ma non entra nel merito di come il sistema AI valuta la &#8220;groundabilità&#8221; di una fonte, né descrive le metriche interne che determinano la selezione. Dal punto di vista dei produttori di contenuto, la guida Google è più prescrittiva su cosa <em>non fare</em> (tattiche inutili come llms.txt, chunking forzato, schema.org &#8220;AI-specific&#8221;) che su cosa fare per essere preferiti nelle risposte AI.</p>
Il retrieval cambia forma: non è più un singolo passo
<p>Un altro elemento che distingue l&#8217;approccio Microsoft è la descrizione del retrieval come <strong>sistema iterativo</strong>, non come singolo scambio query-risultato. Nella ricerca tradizionale, il modello è lineare: query → risultati classificati → clic utente. Nel grounding per risposte AI, il processo opera in loop: il sistema recupera informazioni, valuta la fiducia, genera domande di follow-up, raffina il retrieval, combina evidenze da fonti multiple, e può rivalutare quando la confidenza è bassa.</p>
<p>Questa architettura a loop ha implicazioni non banali. Un errore sottile nei passi iniziali di retrieval si amplifica nei passaggi successivi, senza che nessun utente possa intervenire in tempo reale a correggere. La guida Microsoft sottolinea che i sistemi di retrieval per il grounding devono ottimizzare non per il recupero one-shot, ma per un <strong>comportamento coerente e ripetibile su utilizzi iterativi</strong>. Per un produttore di contenuti, questo significa che la struttura e la chiarezza del contenuto non servono solo all&#8217;indicizzazione iniziale, ma influenzano ogni ciclo di retrieval successivo.</p>
<p>Google descrive meccanismi simili tramite il concetto di <em>query fan-out</em> — dove una query originale viene espansa in query correlate simultanee — ma non entra nel dettaglio del processo iterativo con astensione come esito valido. L&#8217;impressione è che Google voglia rassicurare i produttori di contenuto (&#8220;ottimizzate come sempre&#8221;), mentre Microsoft descriva l&#8217;infrastruttura con maggiore trasparenza.</p>
AI Performance in Bing Webmaster Tools: le metriche che Google non offre ancora
<p>La differenza più concreta e operativa tra i due ecosistemi riguarda la <strong>misurazione</strong>. A febbraio 2026, Microsoft ha introdotto in public preview la sezione AI Performance in Bing Webmaster Tools: <a href="https://blogs.bing.com/webmaster/February-2026/Introducing-AI-Performance-in-Bing-Webmaster-Tools-Public-Preview">un dashboard che mostra come i contenuti del sito vengono citati nelle risposte AI</a> di Microsoft Copilot, nei sommari generativi di Bing e nelle integrazioni con partner selezionati.</p>
<p>Le metriche disponibili includono:</p>

<strong>Total Citations</strong>: quante volte i contenuti del sito vengono mostrati come fonte in risposte AI-generated nel periodo selezionato.
<strong>Average Cited Pages</strong>: media giornaliera di pagine uniche citate come fonte in risposte AI.
<strong>Grounding queries</strong>: le frasi chiave usate dall&#8217;AI nel recupero dei contenuti poi citati — un segnale diretto su quali topic già &#8220;funzionano&#8221; per il grounding.
<strong>Page-level citation activity</strong>: quali URL specifici vengono citati più frequentemente, non in relazione al ranking, ma alla frequenza di citazione nelle risposte AI.
<strong>Visibility trends</strong>: evoluzione temporale dell&#8217;attività di citazione, utile per identificare l&#8217;impatto delle modifiche ai contenuti.

<p>Google Search Console mostra dati di impression per le AI Overviews, ma in modo parziale e senza il livello di dettaglio sulle query di grounding che Bing Webmaster Tools offre già. La guida Google di maggio 2026 non menziona strumenti specifici per misurare la visibilità nelle risposte AI — un&#8217;assenza significativa per chi deve giustificare investimenti in ottimizzazione al management.</p>
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-28-151314.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-28-151314-1024x703.png" width="960" height="659" /></a></p>
<p>Per chi gestisce siti con traffico rilevante su Bing e Copilot, l&#8217;AI Performance dashboard è oggi lo strumento più avanzato disponibile per capire cosa succede realmente al proprio contenuto nell&#8217;era AI. Il fatto che Bing grounding alimenti anche ChatGPT e altri assistenti rende questi dati più rappresentativi di quanto il solo market share di Bing suggerirebbe.</p>
Contenuti di qualità: convergenza sui princìpi, divergenza sugli strumenti
<p>Tolte le differenze di framework e misurazione, le indicazioni pratiche sui contenuti convergono su alcuni princìpi fondamentali — il che conferma che queste basi sono valide in tutti gli ecosistemi AI:</p>

<strong>Profondità e competenza</strong>: Microsoft indica che le pagine citate per specifiche query di grounding riflettono focus tematico chiaro e competenza di dominio. Coincide esattamente con la logica E-E-A-T di Google.
<strong>Struttura e chiarezza</strong>: intestazioni chiare, tabelle, sezioni FAQ facilitano l&#8217;estrazione di informazioni da parte dei sistemi AI. Google lo dice per la leggibilità umana; Bing lo dice esplicitamente per il grounding.
<strong>Supporto con evidenze</strong>: esempi, dati, fonti citate costruiscono la fiducia quando il contenuto viene riutilizzato in risposte AI. Bing aggiunge un elemento che Google non enfatizza altrettanto: eliminare l&#8217;ambiguità tra formati diversi — allineare testo, immagini e video affinché rappresentino coerentemente le stesse entità, prodotti o concetti.
<strong>Freschezza</strong>: Microsoft raccomanda aggiornamenti regolari e promuove <strong>IndexNow</strong> come strumento per notificare rapidamente i motori di ricerca partecipanti di ogni modifica. Una soluzione pratica e immediata che Google non ha ancora integrato in modo altrettanto esplicito nelle linee guida AI.

<p>Dove le guide divergono con maggiore evidenza è sul tema della<strong> fiducia come infrastruttura</strong>. Il post <a href="https://blogs.bing.com/search/May-2026/Keeping-Trusted-Content-Visible-in-an-AI-Powered-Search-World">&#8220;Keeping Trusted Content Visible&#8221;</a> affronta esplicitamente la dimensione della safety: Public Safety Announcements contestuali, rilevamento del rischio a livello di query, SafeSearch differenziato per età e contesto legale. È una prospettiva sistemica — la fiducia non è solo un segnale di qualità dei contenuti, ma un requisito strutturale dell&#8217;esperienza di ricerca AI. Google non ha un corrispettivo diretto in questa guida.</p>
Cosa fare operativamente: priorità per Google e Microsoft
<p>Tenendo insieme i due framework, queste sono le priorità operative per chi vuole ottimizzare per entrambi gli ecosistemi AI:</p>

<strong>Verificare la citabilità dei propri contenuti chiave</strong>: ogni pagina strategica deve contenere fatti discreti e verificabili, con fonti esplicite. Il contenuto che &#8220;si capisce dal contesto&#8221; non è groundable in modo affidabile. Un audit fattuale delle pagine principali è oggi più urgente di un audit keyword.
<strong>Attivare Bing Webmaster Tools e monitorare AI Performance</strong>: è lo strumento di misurazione più avanzato disponibile oggi per la visibilità AI. Identificare le Grounding queries già attive sui propri contenuti è un punto di partenza concreto per le ottimizzazioni.
<strong>Implementare IndexNow</strong>: riduce la latenza tra la pubblicazione o l&#8217;aggiornamento di un contenuto e la sua disponibilità per il grounding. Rilevante soprattutto per siti editoriali, e-commerce e tutto ciò che ha contenuti time-sensitive.
<strong>Eliminare le contraddizioni interne tra pagine</strong>: fonti che si contraddicono su fatti chiave creano conflitti che i sistemi di grounding devono gestire — con il rischio di astensione o risposta scorretta. La coerenza fattuale tra i contenuti principali è diventata un fattore tecnico di primo piano.
<strong>Non investire nelle tattiche smentite da entrambi</strong>: llms.txt, chunking artificiale, markup speciali per AI, schema.org aggiuntivi per le funzionalità generative. Né Google né Microsoft ne richiedono.
<strong>Tenere presente il perimetro allargato del grounding Microsoft</strong>: chi produce contenuti ad alto valore informativo — guide tecniche, analisi di settore, ricerche — dovrebbe considerare che Bing grounding alimenta anche ChatGPT e altri assistenti. Ottimizzare per Bing Webmaster Tools ha un raggio d&#8217;azione più ampio di quanto il solo market share di Bing suggerirebbe.

<p>Riassumendo:</p>



Priorità
Azione
Perché conta




Alta
Verificare fatti, date, fonti e contraddizioni interne
Migliora la groundabilità


Alta
Attivare Bing Webmaster Tools
Permette di misurare citazioni AI


Media
Implementare IndexNow
Riduce la latenza di aggiornamento


Media
Ristrutturare contenuti con heading, FAQ, tabelle
Facilita estrazione e citazione


Bassa
Evitare tattiche non supportate
Riduce lavoro inutile



Fonti

<a href="https://blogs.bing.com/search/May-2026/Keeping-Trusted-Content-Visible-in-an-AI-Powered-Search-World">Keeping Trusted Content Visible in an AI-Powered Search World</a> — Bing Search Blog, Elena Yndurain, 13 maggio 2026
<a href="https://blogs.bing.com/search/May-2026/Evolving-role-of-the-index-From-ranking-pages-to-supporting-answers">Evolving role of the index: From ranking pages to supporting answers</a> — Bing Search Blog, Krishna Madhavan, Knut Risvik, Meenaz Merchant, 6 maggio 2026
<a href="https://blogs.bing.com/search/February-2026/Elevating-the-Role-of-Grounding-on-the-AI-Web">Elevating the Role of Grounding on the AI Web</a> — Bing Search Blog, Jordi Ribas, 12 febbraio 2026
<a href="https://blogs.bing.com/webmaster/February-2026/Introducing-AI-Performance-in-Bing-Webmaster-Tools-Public-Preview">Introducing AI Performance in Bing Webmaster Tools Public Preview</a> — Bing Webmaster Blog, Krishna Madhavan et al., 10 febbraio 2026
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=GRwidby2G0U">Video correlato: Bing AI Search e Grounding</a> — YouTube, 2026
<a href="https://www.webmarketinggarden.it/la-guida-ufficiale-di-google-allai-optimization-cosa-dice-cosa-non-dice-e-cosa-preoccupa/">La guida ufficiale di Google all&#8217;AI Optimization: cosa dice, cosa non dice e cosa preoccupa</a> — Web Marketing Garden, Roberto Ghislandi, 25 maggio 2026 (articolo di riferimento per il confronto)

<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fdal-ranking-al-grounding-cosa-cambia-tra-google-e-microsoft-nellai-search%2F&amp;linkname=Dal%20ranking%20al%20grounding%3A%20cosa%20cambia%20tra%20Google%20e%20Microsoft%20nell%E2%80%99AI%20Search" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fdal-ranking-al-grounding-cosa-cambia-tra-google-e-microsoft-nellai-search%2F&amp;linkname=Dal%20ranking%20al%20grounding%3A%20cosa%20cambia%20tra%20Google%20e%20Microsoft%20nell%E2%80%99AI%20Search" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fdal-ranking-al-grounding-cosa-cambia-tra-google-e-microsoft-nellai-search%2F&amp;linkname=Dal%20ranking%20al%20grounding%3A%20cosa%20cambia%20tra%20Google%20e%20Microsoft%20nell%E2%80%99AI%20Search" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fdal-ranking-al-grounding-cosa-cambia-tra-google-e-microsoft-nellai-search%2F&amp;linkname=Dal%20ranking%20al%20grounding%3A%20cosa%20cambia%20tra%20Google%20e%20Microsoft%20nell%E2%80%99AI%20Search" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fdal-ranking-al-grounding-cosa-cambia-tra-google-e-microsoft-nellai-search%2F&#038;title=Dal%20ranking%20al%20grounding%3A%20cosa%20cambia%20tra%20Google%20e%20Microsoft%20nell%E2%80%99AI%20Search" data-a2a-url="https://www.webmarketinggarden.it/dal-ranking-al-grounding-cosa-cambia-tra-google-e-microsoft-nellai-search/" data-a2a-title="Dal ranking al grounding: cosa cambia tra Google e Microsoft nell’AI Search"></a></p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La guida ufficiale di Google all&#8217;AI Optimization: cosa dice, cosa non dice e cosa preoccupa</title>
		<link>https://www.webmarketinggarden.it/la-guida-ufficiale-di-google-allai-optimization-cosa-dice-cosa-non-dice-e-cosa-preoccupa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 09:04:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[SEO-SEM]]></category>
		<category><![CDATA[GEO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.webmarketinggarden.it/?p=9244</guid>

					<description><![CDATA[Il 15 maggio 2026 Google ha pubblicato la sua guida ufficiale all&#8217;ottimizzazione per le funzionalità di ricerca basate sull&#8217;AI generativa (AI Overviews, AI Mode). Il messaggio centrale è netto: AEO e GEO non sono discipline separate, è sempre SEO. Ma la guida ha anche zone d&#8217;ombra che vale la pena considerare prima di agire. Una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 15 maggio 2026 Google ha pubblicato la sua guida ufficiale all&#8217;ottimizzazione per le funzionalità di ricerca basate sull&#8217;AI generativa (AI Overviews, AI Mode). Il messaggio centrale è netto: AEO e GEO non sono discipline separate, è sempre SEO. Ma la guida ha anche zone d&#8217;ombra che vale la pena considerare prima di agire.</p>
Una guida attesa da tempo — e finalmente ufficiale
<p>Per mesi il mercato della consulenza SEO è stato invaso da sigle come AEO (Answer Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization), spesso associate a servizi a pagamento che promettevano visibilità nelle risposte AI. Il 15 maggio 2026, Google ha pubblicato una pagina ufficiale nella sua Search Central Documentation: <a href="https://developers.google.com/search/docs/fundamentals/ai-optimization-guide?hl=it">Ottimizza il tuo sito web per le funzionalità di AI generativa nella Ricerca Google</a>. Si tratta della prima guida esplicita e organica su questo tema, e il suo valore principale è proprio quello di mettere nero su bianco posizioni fino ad allora sparse tra conferenze, podcast e dichiarazioni informali.</p>
<p>La guida, anche se si rivolge ai webmaster e ai professionisti SEO, è utile per tutti coloro che devono capire a chi affidarsi e a quali false promesse non credere.</p>
<p>Gli aspetti coperti riguardano il posizionamento nei risultati delle ricerche basate sull&#8217;AI, in particolare AI Overviews (le risposte sintetiche che appaiono in cima ai risultati) e AI Mode, il motore conversazionale che Google sta espandendo progressivamente.</p>
Il punto centrale: AEO e GEO sono ancora SEO
<p>La posizione di Google è netta:</p>
<p>«Dal punto di vista della Ricerca Google, ottimizzare per la ricerca basata sull&#8217;AI generativa significa ottimizzare per l&#8217;esperienza di ricerca, perciò si tratta sempre di SEO.»</p>
<p>Questa affermazione demolisce due anni di narrativa costruita attorno a nuovi acronimi. Google spiega che le sue funzionalità di AI generativa si basano sui medesimi sistemi di ranking e qualità già in uso nella ricerca tradizionale, con due tecniche specifiche che operano in background:</p>

<strong>RAG (Retrieval-Augmented Generation)</strong>: il modello AI recupera pagine pertinenti dall&#8217;indice di ricerca e le usa come base per generare risposte più accurate e aggiornate, mostrando link cliccabili alle fonti.
<strong>Query fan-out</strong>: a partire da una query originale, il sistema genera automaticamente query correlate simultanee per recuperare maggiori informazioni. Un esempio fornito nella guida: per &#8220;come sistemare un prato pieno di erbacce&#8221;, le query di fan-out includono &#8220;migliori erbicidi&#8221;, &#8220;rimozione senza prodotti chimici&#8221;, &#8220;come prevenire le erbacce&#8221;.

<p>Questo significa che la SEO tradizionale — contenuti di qualità, architettura tecnica pulita, autorevolezza del dominio — rimane il fondamento anche per la visibilità nelle risposte AI. Come <a href="https://www.searchenginejournal.com/googles-new-ai-search-guide-calls-aeo-and-geo-still-seo/575026/">ha analizzato Search Engine Journal</a>, la guida consolida in un unico documento posizioni che Gary Illyes e Cherry Prommawin avevano già espresso al Search Central Live: GEO e AEO non richiedono framework separati per Google Search.</p>
La sezione &#8220;sfatare i miti&#8221;: Google nomina esplicitamente le tattiche inutili
<p>La parte più interessante dal punto di vista pratico della guida è quella dedicata al mythbusting. Google elenca in modo esplicito una serie di pratiche che i proprietari di siti web <strong>possono ignorare</strong> per la ricerca Google, almeno per quanto riguarda la visibilità nelle funzionalità AI:</p>

<strong>File llms.txt e markup &#8220;speciali&#8221;</strong>: non è necessario creare file leggibili dalle macchine, file di testo per l&#8217;AI o Markdown aggiuntivi. Google può indicizzare molti tipi di file, ma questo non significa che vengano trattati in modo privilegiato.
<strong>Chunking del contenuto</strong>: nessuna necessità di suddividere i contenuti in frammenti brevi per facilitarne la comprensione da parte dell&#8217;AI. I sistemi di Google sono progettati per comprendere più argomenti su una stessa pagina.
<strong>Riscrivere i contenuti per l&#8217;AI</strong>: i modelli AI di Google comprendono sinonimi e significati generali. Non è necessario moltiplicare varianti long-tail per ogni possibile formulazione di ricerca.
<strong>Menzioni non autentiche</strong>: cercare citazioni artificiali su blog, forum o video non è utile quanto sembra. I sistemi di ranking si concentrano sulla qualità; quelli anti-spam bloccano i pattern manipolativi.
<strong>Schema.org speciale per AI</strong>: i dati strutturati non sono requisiti per le funzionalità AI di Google. Restano utili per i rich result tradizionali, ma non costituiscono un canale preferenziale verso AI Overviews o AI Mode.

<p>Questa lista è importante non solo per ciò che dice, ma per ciò che implica: una parte consistente dei servizi &#8220;AEO/GEO&#8221; venduti negli ultimi due anni si basava su premesse che Google ora smentisce ufficialmente nella sua documentazione.</p>
Contenuto non generico: il principio cardine
<p>La guida identifica un principio che sovrasta gli altri: il <strong>contenuto non generico</strong>. Google contrappone esplicitamente due tipologie:</p>

<strong>Contenuto generico</strong>: «7 consigli per chi acquista casa per la prima volta» — informazioni comuni, reperibili ovunque, non distintive.
<strong>Contenuto non generico</strong>: «Perché abbiamo rinunciato all&#8217;ispezione e risparmiato: uno sguardo all&#8217;interno della rete fognaria» — prospettiva unica, basata su esperienza diretta, che aggiunge valore oltre il sapere convenzionale.

<p>Questa distinzione non è nuova — coincide con la logica degli E-E-A-T (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness) che Google promuove da anni — ma averlo sottolineato nella guida ufficiale della guida AI le conferisce un peso esplicito. I sistemi RAG esaminano più fonti contemporaneamente: per essere selezionati, i contenuti devono offrire qualcosa che gli altri non offrono. Il contenuto prodotto assemblando ciò che già esiste in rete — o che potrebbe essere generato da qualsiasi LLM — non ha alcun vantaggio competitivo nelle risposte AI.</p>
<p>Questo vale anche e soprattutto per i contenuti generati con strumenti AI: la guida non li vieta, ma precisa che devono soddisfare gli stessi standard qualitativi e rispettare le norme anti-spam. Un avviso che spesso si trascura.</p>
Struttura tecnica: nessuna rivoluzione, ma un avvertimento sugli agenti
<p>Sul piano tecnico, la guida conferma le best practice note:</p>

Le pagine devono essere indicizzabili e idonee agli snippet per poter apparire nelle funzionalità AI.
HTML semantico è preferibile, non perché lo richiedano gli algoritmi AI, ma perché facilita la navigazione agli screen reader e — dettaglio non esplicitato nella guida — agli agenti AI che interpretano l&#8217;albero di accessibilità.
I siti con JavaScript devono seguire le best practice SEO per JS: il rendering lato client resta una fonte di problemi di indicizzazione.
La page experience (Core Web Vitals, mobile friendliness, assenza di interstitial invasivi) rimane rilevante.

<p>La novità più interessante in questa sezione è l&#8217;introduzione degli <strong>agenti AI</strong>. Google descrive agenti autonomi che possono operare per conto degli utenti — prenotare, comparare prodotti, raccogliere dati — accedendo ai siti tramite analisi di screenshot, ispezione del DOM e interpretazione dell&#8217;albero di accessibilità. La guida rimanda alle best practice per siti ottimizzati per agenti su web.dev e menziona il nascente <strong>Universal Commerce Protocol (UCP)</strong>, sviluppato con Shopify, come standard emergente per consentire agli agenti di ricerca di operare in modo più strutturato sui siti e-commerce.</p>
<p>Questa sezione non sottovalutarla: rappresenta il prossimo vettore di disintermediazione del traffico web.</p>
Cosa manca nella guida
<p>La guida di Google è interessante ma alcune omissioni sono significative e meritano qualche riflessione.</p>
<p><strong>Il problema del traffico non viene affrontato.</strong> La guida non riporta dati reali sull&#8217;impatto delle AI Overviews sul traffico organico. Eppure i numeri esistono: <a href="https://www.seo-kreativ.de/en/blog/google-ai-overviews-updates-2026-en/">ricerche indipendenti del 2026 documentano un calo del CTR organico fino al 58%</a> sulle query in cui si attiva un AI Overview. La prima posizione organica su queste query vede il CTR scendere dal 27% a circa l&#8217;11%. Il messaggio &#8220;ottimizzate bene e arriverete nelle risposte AI&#8221; nasconde una verità scomoda: anche chi viene citato nelle risposte AI non recupera necessariamente il traffico perso, perché l&#8217;utente ottiene la risposta direttamente nella SERP senza cliccare. La visibilità è aumentata; il traffico è un&#8217;altra storia.</p>
<p><strong>La guida è Google-centrica per definizione.</strong> Ridurre AEO e GEO a &#8220;ancora SEO&#8221; è corretto per Google Search, ma il panorama attuale include ChatGPT, Perplexity, Gemini, Copilot e altri motori AI che operano con logiche diverse, e che non si basano sul medesimo indice di ricerca. Ottimizzare per la visibilità in questi ambienti richiede attenzioni specifiche che la guida non contempla — ed è comprensibile che Google non guidi i propri utenti verso i competitor, ma va tenuto presente.</p>
<p><strong>Nessun dato misurabile, nessuna metrica di riferimento.</strong> La guida consiglia di creare contenuti di qualità, non generici, utili, con punto di vista unico. Tutto condivisibile, ma non misurabile. Non viene fornito alcun indicatore per valutare la propria visibilità nelle risposte AI — nemmeno un rimando sistematico a Search Console, dove peraltro i dati sulle impression in AI Overviews restano parziali e opachi. Un&#8217;occasione mancata.</p>
<p><strong>Il conflitto di interessi viene ovviamente taciuto.</strong> Google trarrà vantaggio dall&#8217;AI Mode trattenendo gli utenti più a lungo nella SERP — con meno click verso i siti terzi. La guida incoraggia a produrre contenuti di qualità affinché vengano inclusi nelle risposte AI, ma questo serve principalmente a migliorare la qualità delle risposte di Google, non necessariamente a generare traffico verso i publisher. Il modello mutualistico implicito nella guida (&#8220;create buoni contenuti, noi vi citiamo&#8221;) va preso un po&#8217; &#8220;con le pinze&#8221;.</p>
Cosa fare operativamente
<p>Ciò detto. impotizziamo alcune indicazioni pratiche per chi gestisce siti editoriali, informativi o di servizio:</p>

<strong>Smettere di investire in tattiche smentite da Google</strong>: llms.txt, chunking forzato, schema.org &#8220;AI-specific&#8221;, acquisto di menzioni artificiali.
<strong>Concentrarsi sul contenuto distintivo</strong>: dati proprietari, case study, opinioni esperte, esperienze dirette. Qualsiasi contenuto che un LLM non potrebbe generare autonomamente perché non esiste ancora in rete.
<strong>Monitorare le impressioni in Search Console</strong> sulle query in cui si attivano AI Overviews, confrontando CTR pre e post-attivazione.
<strong>Considerare la diversificazione della distribuzione</strong>: newsletter, community, canali diretti. L&#8217;erosione del traffico da ricerca organica non è reversibile con la sola SEO.
<strong>Seguire l&#8217;evoluzione degli agenti AI</strong>: UCP (<strong>Universal Commerce Protocol</strong>) e le best practice per siti agent-friendly diventeranno rilevanti più in fretta di quanto si pensi, soprattutto per l&#8217;e-commerce.

Fonti

<a href="https://developers.google.com/search/docs/fundamentals/ai-optimization-guide?hl=it">Ottimizza il tuo sito web per le funzionalità di AI generativa nella Ricerca Google</a> — Google Search Central Documentation, 21 maggio 2026
<a href="https://www.searchenginejournal.com/googles-new-ai-search-guide-calls-aeo-and-geo-still-seo/575026/">Google&#8217;s New AI Search Guide Calls AEO And GEO &#8216;Still SEO&#8217;</a> — Search Engine Journal, Matt G. Southern, 15 maggio 2026
<a href="https://developers.google.com/search/blog/2026/05/a-new-resource-for-optimizing">A new resource for optimizing for generative AI in Google Search</a> — Google Search Central Blog, maggio 2026
<a href="https://www.seo-kreativ.de/en/blog/google-ai-overviews-updates-2026-en/">AI Overviews Traffic 2026: 58% CTR Drop and Google&#8217;s Response</a> — SEO Kreativ, 2026
<a href="https://pasqualepillitteri.it/en/news/811/google-ai-mode-zero-click-seo-2026-en">Google AI Mode and Zero-Click: 93% of Searches No Longer Generate Clicks</a> — Pasquale Pillitteri, 2026

<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fla-guida-ufficiale-di-google-allai-optimization-cosa-dice-cosa-non-dice-e-cosa-preoccupa%2F&amp;linkname=La%20guida%20ufficiale%20di%20Google%20all%E2%80%99AI%20Optimization%3A%20cosa%20dice%2C%20cosa%20non%20dice%20e%20cosa%20preoccupa" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fla-guida-ufficiale-di-google-allai-optimization-cosa-dice-cosa-non-dice-e-cosa-preoccupa%2F&amp;linkname=La%20guida%20ufficiale%20di%20Google%20all%E2%80%99AI%20Optimization%3A%20cosa%20dice%2C%20cosa%20non%20dice%20e%20cosa%20preoccupa" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fla-guida-ufficiale-di-google-allai-optimization-cosa-dice-cosa-non-dice-e-cosa-preoccupa%2F&amp;linkname=La%20guida%20ufficiale%20di%20Google%20all%E2%80%99AI%20Optimization%3A%20cosa%20dice%2C%20cosa%20non%20dice%20e%20cosa%20preoccupa" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fla-guida-ufficiale-di-google-allai-optimization-cosa-dice-cosa-non-dice-e-cosa-preoccupa%2F&amp;linkname=La%20guida%20ufficiale%20di%20Google%20all%E2%80%99AI%20Optimization%3A%20cosa%20dice%2C%20cosa%20non%20dice%20e%20cosa%20preoccupa" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fla-guida-ufficiale-di-google-allai-optimization-cosa-dice-cosa-non-dice-e-cosa-preoccupa%2F&#038;title=La%20guida%20ufficiale%20di%20Google%20all%E2%80%99AI%20Optimization%3A%20cosa%20dice%2C%20cosa%20non%20dice%20e%20cosa%20preoccupa" data-a2a-url="https://www.webmarketinggarden.it/la-guida-ufficiale-di-google-allai-optimization-cosa-dice-cosa-non-dice-e-cosa-preoccupa/" data-a2a-title="La guida ufficiale di Google all’AI Optimization: cosa dice, cosa non dice e cosa preoccupa"></a></p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Google Ads nuove feature 2026: AI Max, PMax, Demand Gen</title>
		<link>https://www.webmarketinggarden.it/google-ads-nuove-feature-2026-ai-max-pmax-demand-gen/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 13:21:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Google ADS]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.webmarketinggarden.it/?p=9204</guid>

					<description><![CDATA[Nel 2026 Google Ads è entrato nella sua fase più AI-centric: AI Max è uscito dalla beta il 15 aprile e ha integrato DSA (Dynamic Search Ads, annunci Search dinamici generati dal contenuto del sito), ACA (Automatically Created Assets, asset testuali creati in automatico) e &#8211; da settembre prossimo &#8211; avremo broad match a livello [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2026 Google Ads è entrato nella sua fase più AI-centric: AI Max è uscito dalla beta il 15 aprile e ha integrato DSA (Dynamic Search Ads, annunci Search dinamici generati dal contenuto del sito), ACA (Automatically Created Assets, asset testuali creati in automatico) e &#8211; da settembre prossimo &#8211; avremo broad match a livello di campagna. Performance Max (PMax) — guadagna asset experiments e più search themes, Demand Gen integra Veo 3.1 e Creator Partnerships, e le Real-Time Policy Reviews abbattono i tempi di approvazione delle RSA (Responsive Search Ads, annunci di ricerca responsive) a pochi secondi.</p>
<p>Il secondo trimestre 2026 sarà il più denso di aggiornamenti su Google Ads degli ultimi anni. In meno di quattro mesi Google ha portato AI Max in general availability (GA, disponibilità pubblica per tutti gli advertiser), ridefinito il destino di Dynamic Search Ads e Automatically Created Assets, ampliato le capacità creative di Demand Gen con la generative video di Veo 3.1 e introdotto un sistema di policy review quasi istantaneo. Per chi gestisce account Google Ads a livello professionale — sia in house sia in agenzia — questi cambiamenti impongono una revisione della struttura campagne, dei processi creativi e del calendario di deprecation entro settembre 2026.</p>
AI Max per Search esce dalla beta: cosa cambia da aprile a settembre
<p><strong>AI Max per Search</strong> è la feature più importante dell&#8217;anno. Il 15 aprile 2026 Google ha annunciato l&#8217;uscita ufficiale dalla beta e la roadmap di migrazione che riguarderà tutti gli advertiser entro settembre. AI Max è un layer di automazione applicato alle campagne Search tradizionali: combina <strong>search term matching</strong> più ampio, <strong>text customization</strong> per la generazione dinamica di titoli e descrizioni, e <strong>final URL expansion</strong> per indirizzare l&#8217;utente alla landing più pertinente del sito. L&#8217;annuncio è in un <a href="https://blog.google/products/ads-commerce/dsa-upgrade-to-ai-max-2026/">post ufficiale del blog Google Ads</a>.</p>
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-23-200428.png"><img decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-23-200428-1024x560.png" width="960" height="525" /></a></p>
<p>Google ha dichiarato è un +7% medio di conversioni o valore di conversione, a parità di CPA (Cost Per Acquisition) e ROAS (Return On Ad Spend), per chi usa la suite completa rispetto al solo search term matching. Va letto con cautela: è una media su campagne partecipanti alla beta, quindi verosimilmente già ottimizzate.</p>
<p>Il passaggio avviene in due fasi:</p>

<strong>Fase 1 — volontaria, dalla settimana del 15 aprile 2026</strong>: disponibili upgrade tool one-click, strumenti di A/B test e banner in-UI (interfaccia utente) per chi usa ACA o broad match a livello campagna. Chi vuole governare la transizione la attiva ora, su campagne test, con metriche di controllo.
<strong>Fase 2 — automatica, da settembre 2026</strong>: tutte le campagne Search ancora su Dynamic Search Ads, Automatically Created Assets o campaign-level broad match vengono automaticamente migrate ad AI Max. Non sarà più possibile creare nuove campagne DSA da interfacci utente, Editor o API, come conferma <a href="https://ppc.land/google-ends-dynamic-search-ads-dsa-upgrades-to-ai-max-in-september/">PPC.land</a>.

<p>Il punto da non sottovalutare è il <strong>control layer</strong>: AI Max introduce controlli granulari su brand, location e URL, e le <em>text guidelines</em> universalmente disponibili da aprile permettono di vincolare il modo in cui l&#8217;AI genera e personalizza il copy. Chi pensa che AI Max sia &#8220;un DSA potenziato&#8221; deve prestare attenzione: è uno strato di automazione <em>con briglie</em>, e le briglie vanno settate.</p>
Performance Max: asset experiments, search themes e negativi a 10.000
<p>Performance Max continua la sua evoluzione con due aggiornamenti operativamente rilevanti. Il primo è l&#8217;estensione dei <strong>search themes</strong> da 25 a 50 per asset group. Più margine quindi per descrivere in linguaggio naturale il posizionamento della campagna e guidare la selezione delle query da parte dell&#8217;algoritmo. Per account con portafogli di prodotti ampi o stagionalità rilevante, è un cambiamento che dovrebbe portare a una copertura più ampia.</p>
<p>Il secondo è il nuovo <strong>asset experiments framework</strong>, annunciato ad aprile 2026, che permette di testare in modo strutturato PMax contro Shopping, Search o Display con split di traffico 50/50. È la risposta più concreta a una delle critiche storiche di PMax: la scarsa trasparenza nel misurare l&#8217;incrementalità rispetto ai canali tradizionali. Chi sta valutando una migrazione totale a PMax — o il rientro parziale su Shopping standard — ora ha uno strumento per farlo con dati comparabili.</p>
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-23-191954.png"><img decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-23-191954-1024x556.png" width="960" height="521" /></a></p>
<p>Da tenere presente anche l&#8217;aumento del limite di <strong>10.000 negative keywords</strong> per campagna PMax, applicabili a inventario Search e Shopping. Per account maturi, la gestione attiva delle negative liste — specialmente a livello account e tramite liste condivise — resta una delle leve principali per difendere il CPA dalle query marginali che l&#8217;AI tende a catturare in automatico.</p>
<p>Ultimo aggiornamento di contesto: Google sta aggiungendo l&#8217;<strong>inventario pubblicitario di Waze</strong> alle PMax con obiettivo <em>store goals</em>, con posizionamento come &#8220;Promoted Places in Navigation&#8221;. Al momento disponibile solo per advertiser US, è un segnale interessante per chi fa drive-to-store.</p>
Demand Gen: Veo 3.1, Creator Partnerships e lookalike AI-powered
<p>Demand Gen è la campagna dove l&#8217;integrazione AI è più visibile lato creativo. Con il <a href="https://blog.google/products/ads-commerce/demand-gen-drop-march-2026/">Demand Gen Drop di marzo 2026</a>, Google ha rilasciato la generazione video da immagini basata su <strong>Veo 3.1</strong> (il modello generativo video di Google DeepMind). In pratica: si caricano asset statici e il sistema produce varianti video in formati e risoluzioni multiple, con anchor creativi per bloccare asset su formati specifici. Per brand con inventario fotografico ampio ma produzione video limitata, riduce in modo tangibile il tempo-per-asset.</p>
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-23-200233.png"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-23-200233-1024x557.png" width="960" height="522" /></a></p>
<p>Più strategica la novità delle <strong>Creator Partnerships</strong>: la novità risiede nell&#8217;integrazione del flusso di lavoro: non è più solo un accordo &#8220;privato&#8221; tra brand e influencer, ma un asset gestibile via software.</p>
<p>Come funziona operativamente:</p>

<strong>Discovery</strong>: all&#8217;interno di Google Ads è possibile individuare i creator che hanno un&#8217;audience affine ai nostri prodotti (basandosi sui dati di navigazione di YouTube).
<strong>Workflow delle autorizzazioni</strong>: il creator carica il video sul proprio canale. Noi, dall&#8217;interfaccia Ads, chiediamo l&#8217;autorizzazione. Una volta approvata, il video compare tra i nostri asset utilizzabili senza che si debba ricaricarlo (mantenendo così i segnali di engagement organico).
L&#8217;<strong>impatto</strong> (Conversion Lift): Google dichiara un +30% di conversioni su YouTube Shorts quando si usa il contenuto di un creator rispetto a un video prodotto dal brand. Il contenuto del creator viene percepito come meno intrusivo e più autentico (native advertising), abbattendo le barriere psicologiche dell&#8217;utente.
<strong>Asset per Demand Gen</strong>: queste campagne non servono più solo per la &#8220;notorietà&#8221;, ma diventano il motore principale delle campagne Demand Gen (le eredi delle Discovery), puntando direttamente alla conversione sull&#8217;e-commerce.

L&#8217;evoluzione dei Segmenti Lookalike (dal 15 Marzo 2026)
<p>Questo è un cambio di paradigma fondamentale nel targeting, che passa da un modello &#8220;deterministico&#8221; a uno &#8220;predittivo&#8221;.</p>
<p>Cosa cambia:</p>

<strong>Prima</strong> (<strong>Strict Targeting</strong>): se si impostava un Lookalike al 2%, Google cercava utenti solo entro quel perimetro. Se l&#8217;utente era fuori, l&#8217;annuncio non veniva erogato.
<strong>Ora</strong> (<strong>AI-powered Signals</strong>): il segmento Lookalike diventa un suggerimento (seed). L&#8217;algoritmo lo usa come punto di partenza per capire chi è il nostro cliente tipo, ma ha il permesso di &#8220;uscire&#8221; dal segmento se intercetta un utente con alta probabilità di conversione che non fa parte di quel pubblico specifico.

Questo nuovo modo implica che non si può più forzare Google Ads a restare dentro un pubblico chiuso. Il controllo si sposta dal &#8220;chi&#8221; al &#8220;cosa&#8221; (la creatività e l&#8217;offerta).
<strong>Rivalutazione dei Segmenti Custom</strong>: se nelle vecchie campagne i segmenti custom servivano a limitare la spesa, oggi servono solo a dare una direzione iniziale.
Focus sui Dati di Prima Parte: poiché l&#8217;AI usa i nostri dati per imparare, la qualità del tracciamento (GTM/GA4) e delle nostre liste clienti caricare è più vitale che mai: se il dato in ingresso è sporco, l&#8217;algoritmo &#8220;esce&#8221; dal segmento seguendo tracce sbagliate.




<strong>Impostazioni di Lingua e Location </strong>ora sono disponibili a livello campagna e ad group, con più flessibilità per allocare budget tra mercati diversi all&#8217;interno della stessa campagna.

<p>Infine, Video Action Campaigns sono in via di upgrade a Demand Gen con obiettivo <em>YouTube Engagements</em>, che permette di ottimizzare su eventi quali channel subscription e follow-on view. Chi ha ancora VAC (Video Action Campaigns, campagne video orientate alla conversione) in pianificazione 2026 deve pianificare la migrazione.</p>
Real-Time Policy Reviews: approvazione delle RSA in tempo reale
<p>Una delle difficoltà storiche del workflow Google Ads è l&#8217;attesa di approvazione policy sulle Responsive Search Ads, spesso superiore all&#8217;ora anche per copy standard. Con le <strong>Real-Time Policy Reviews</strong> Google sposta il review direttamente dentro l&#8217;editor creativo: feedback istantaneo mentre si costruisce l&#8217;ad, e ads compliant che partono in delivery in pochi secondi anziché ore. L&#8217;annuncio è pubblicato sul <a href="https://business.google.com/us/accelerate/announcements/faster-ad-creation-with-real-time-policy-reviews/">portale Google Business</a>.</p>
<p>Stato attuale e roadmap:</p>

Disponibilità: <strong>text asset delle RSA</strong>, da UI Google Ads e Google Ads Editor.
Estensione prevista: <strong>Performance Max e Demand Gen</strong> nella seconda metà del 2026.
Beneficio operativo: tempi review da &#8220;oltre un&#8217;ora&#8221; a &#8220;tempo reale&#8221; per la maggioranza delle RSA, con contenuti dannosi bloccati già in fase di invio.

<p>L&#8217;impatto concreto è sui team che lavorano su campagne tattiche (lanci di promo, flash sale, eventi) dove il go-live rapido fa differenza tra ad visto e  fuori tempo massimo. Per chi gestisce alti volumi di ads, va anche rivisto il processo di controllo qualità: il review istantaneo riduce la barriera di ingresso ma non sostituisce il controllo interno sulla qualità copy e sulla coerenza brand.</p>
Timeline, deprecation e cosa rivedere subito nel setup
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/TimeLine-Google-Ads-2026.png"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/TimeLine-Google-Ads-2026-1024x549.png" width="960" height="515" /></a></p>
<p>Sintetizzando, il calendario 2026 che coinvolge tutti gli account Google Ads potrebbe essere il seguente:</p>

<strong>Febbraio 2026</strong>: rimossa la possibilità di creare nuove Call-Only ads. Le esistenti smetteranno di ricevere impression a febbraio 2027. Transizione obbligata verso RSA con call asset, come documentato da <a href="https://www.mediapost.com/publications/article/414317/google-replacing-dynamic-search-ads-with-ai-max.html">MediaPost</a>.
<strong>15 marzo 2026</strong>: Lookalike segments diventano AI-powered signals su Demand Gen.
<strong>Aprile 2026</strong>: AI Max GA, asset experiments in PMax, Real-Time Policy Reviews per RSA.
<strong>30 aprile 2026</strong>: enforcement del check di univocità sulle Lookalike user list per Demand Gen — vanno verificate eventuali liste duplicate.
<strong>Aprile 2026 (API)</strong>: update dell&#8217;infrastruttura sull&#8217;Offline Conversion Import con riduzione degli errori di expired event e import più flessibili cross-account.
<strong>Settembre 2026</strong>: upgrade automatico di DSA, ACA e campaign-level broad match ad AI Max.

<p>Infine una possibile checklist da completare prima di settembre, in ordine di priorità:</p>

Audit delle campagne Search attive con <strong>DSA</strong>, <strong>ACA</strong> o <strong>campaign-level broad match</strong>: decidere quali migrare volontariamente in fase 1 per controllare la transizione.
Settaggio delle <strong>text guidelines AI Max</strong> per vincolare stili di copy e claim regolati.
Revisione delle <strong>negative keyword list</strong> a livello account e per PMax: l&#8217;automazione più spinta aumenta il rischio di match su query marginali.
Verifica delle <strong>Lookalike list</strong> Demand Gen per eliminare duplicati entro il 30 aprile.
Aggiornamento dei piani Performance Max per sfruttare i 50 search themes e pianificare un <strong>asset experiment</strong> sui canali più strategici.
Revisione del processo creativo Demand Gen per integrare Veo 3.1 e Creator Partnerships.

Concludendo
<p>Il filo conduttore è chiaro: Google sta terminando la fase &#8220;strumenti separati con controlli granulari&#8221; e aprendo quella &#8220;layer AI unico con controlli semantici&#8221;. Per advertiser senior significa meno tempo sulle manopole classiche (match type, asset rotation, DSA target) e più tempo sui <em>guardrail</em>: text guidelines, brand controls, negative list, experiment framework. Chi resiste al cambio rischia di subire l&#8217;upgrade automatico di settembre su campagne non preparate. Chi lo governa in fase 1 ottiene due mesi di dati comparabili per capire se AI Max migliora effettivamente le sue metriche, o se invece va compensato con controlli più stretti. Come sempre, il margine è nella qualità del feed dati a monte — conversioni offline, valore transazione, audience segmentate — più che nella nuova feature in sé.</p>
Fonti

<a href="https://blog.google/products/ads-commerce/dsa-upgrade-to-ai-max-2026/">Google&#8217;s Dynamic Search Ads are upgrading to AI Max</a> — Google Ads &amp; Commerce Blog, 15 aprile 2026
<a href="https://business.google.com/us/accelerate/announcements/faster-ad-creation-with-real-time-policy-reviews/">Get instant feedback and serve ads faster with Real-Time Policy Reviews</a> — Google Business Accelerate, aprile 2026
<a href="https://blog.google/products/ads-commerce/demand-gen-drop-march-2026/">Upgrade your creative performance with March&#8217;s Demand Gen Drop</a> — Google Ads &amp; Commerce Blog, marzo 2026
<a href="https://ppc.land/google-ends-dynamic-search-ads-dsa-upgrades-to-ai-max-in-september/">Google ends Dynamic Search Ads: DSA upgrades to AI Max in September</a> — PPC.land, aprile 2026
<a href="https://www.mediapost.com/publications/article/414317/google-replacing-dynamic-search-ads-with-ai-max.html">Google Replacing Dynamic Search Ads With &#8216;AI Max&#8217;</a> — MediaPost, 15 aprile 2026

<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fgoogle-ads-nuove-feature-2026-ai-max-pmax-demand-gen%2F&amp;linkname=Google%20Ads%20nuove%20feature%202026%3A%20AI%20Max%2C%20PMax%2C%20Demand%20Gen" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fgoogle-ads-nuove-feature-2026-ai-max-pmax-demand-gen%2F&amp;linkname=Google%20Ads%20nuove%20feature%202026%3A%20AI%20Max%2C%20PMax%2C%20Demand%20Gen" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fgoogle-ads-nuove-feature-2026-ai-max-pmax-demand-gen%2F&amp;linkname=Google%20Ads%20nuove%20feature%202026%3A%20AI%20Max%2C%20PMax%2C%20Demand%20Gen" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fgoogle-ads-nuove-feature-2026-ai-max-pmax-demand-gen%2F&amp;linkname=Google%20Ads%20nuove%20feature%202026%3A%20AI%20Max%2C%20PMax%2C%20Demand%20Gen" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fgoogle-ads-nuove-feature-2026-ai-max-pmax-demand-gen%2F&#038;title=Google%20Ads%20nuove%20feature%202026%3A%20AI%20Max%2C%20PMax%2C%20Demand%20Gen" data-a2a-url="https://www.webmarketinggarden.it/google-ads-nuove-feature-2026-ai-max-pmax-demand-gen/" data-a2a-title="Google Ads nuove feature 2026: AI Max, PMax, Demand Gen"></a></p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>GA4 nuove features 2026: guida ai cambiamenti chiave</title>
		<link>https://www.webmarketinggarden.it/ga4-nuove-features-2026-guida-ai-cambiamenti-chiave/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 13:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[GA4]]></category>
		<category><![CDATA[Google ADS]]></category>
		<category><![CDATA[Web analytics]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.webmarketinggarden.it/?p=9172</guid>

					<description><![CDATA[Il 2026 segna il passaggio di GA4 da strumento retrospettivo a piattaforma attiva: arrivano Analytics Advisor (AI conversazionale Gemini), Generated Insights in home, Cross-Channel Budgeting in beta, nuovi template di audience per il lifecycle e attribuzione regolabile per singola conversione. Dal 15 giugno 2026 Google Signals perderà il controllo sui dati Ads, che passano a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2026 segna il passaggio di GA4 da strumento retrospettivo a piattaforma attiva: arrivano Analytics Advisor (AI conversazionale Gemini), Generated Insights in home, Cross-Channel Budgeting in beta, nuovi template di audience per il lifecycle e attribuzione regolabile per singola conversione. Dal 15 giugno 2026 Google Signals perderà il controllo sui dati Ads, che passano a Consent Mode.</p>
<p>Google Analytics 4 sta vivendo il trimestre di aggiornamenti più denso dalla migrazione da Universal Analytics. Tra gennaio e aprile 2026 Google ha spinto in produzione o in beta una serie di funzionalità che cambiano il modo in cui si legge, si pianifica e si governa il dato. Molti degli interventi non sono cosmetici: toccano il motore di attribuzione, il consenso, l&#8217;integrazione con canali media esterni a Google e l&#8217;interazione utente tramite AI generativa. Per chi gestisce property GA4 in produzione, è il momento di rivedere checklist di setup, documentazione consent e piani di media planning.</p>
Analytics Advisor: l&#8217;AI conversazionale in GA4
<p><strong>Analytics Advisor</strong> è il nuovo assistente AI nativo di GA4, lanciato in versione beta a dicembre 2025 e in progressiva diffusione nei primi mesi del 2026. È costruito sui modelli Gemini più recenti e sostituisce di fatto la logica degli &#8220;Insights automatici&#8221; con un&#8217;esperienza conversazionale agentica.</p>
<p>Il funzionamento è quello tipico di un assistente LLM applicato al dato: si pone una domanda in linguaggio naturale — ad esempio &#8220;cosa ha causato il picco di traffico il 25 settembre?&#8221; — e il sistema esegue una scansione di migliaia di combinazioni dimensione-metrica, identifica pattern, anomalie e correlazioni, e restituisce una risposta in linguaggio naturale accompagnata da grafici, tabelle e link ai report di riferimento. Secondo la documentazione ufficiale, <a href="https://support.google.com/analytics/answer/16675569?hl=en">Analytics Advisor fornisce insight personalizzati, visualizzazioni e collegamenti diretti ai report utili</a>.</p>
<p>Il limite più rilevante oggi è linguistico: <strong>Analytics Advisor è disponibile &#8211; per ora &#8211; solo per account in lingua inglese anche se poi può essere interrogato e risponde in italiano</strong>. Per i mercati italiani significa che l&#8217;utilizzo richiede di impostare l&#8217;interfaccia GA4 su English <strong>(Admin &gt; Impostazioni) </strong>. Non è un blocco tecnico assoluto, ma è un da tenere in conto, soprattutto nei gruppi di lavoro.</p>
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-20-230936.png"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-20-230936.png" width="462" height="701" /></a></p>
<p>Da un punto di vista pratico, le aree dove Analytics Advisor dà il ritorno più alto sono tre: diagnosi rapida di anomalie (spike e drop), analisi esplorativa su segmenti non ancora strutturati in audience, e accompagnamento per utenti non tecnici che devono leggere il dato senza padroneggiare Explorations. Meno convincente per ora sul lato forecasting e modellazione causale: rimane un layer di interpretazione, non di previsione.</p>
Generated Insights e onboarding intelligente: un approccio più semplice
<p>Sempre in area AI, Google ha introdotto i <strong>Generated Insights</strong> direttamente sulla home page della property. Si tratta di un blocco sintetico che riepiloga le tre variazioni più rilevanti rispetto all&#8217;ultima visita: modifiche di configurazione, anomalie di traffico o conversione, trend stagionali. L&#8217;obiettivo dichiarato è ridurre il tempo per &#8220;entrare nel dato&#8221; quando si apre GA4 dopo giorni di assenza.</p>
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-20-231158.png"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-20-231158.png" width="1109" height="672" /></a></p>
<p>A complemento, arriva l&#8217;<strong>enhanced onboarding assistant</strong>, che durante la creazione di una property suggerisce impostazioni pre-configurate in base al settore dichiarato (e-commerce, lead gen, media/publisher, SaaS). La logica è simile a quella dei template di Google Ads: meno scelte iniziali, meno errori in setup, più velocità nel portare la property a produzione. Parallelamente è attivo anche un sistema di <strong>stream diagnostics in tempo reale</strong> che segnala se uno stream è inattivo o configurato in modo incoerente, prima che il dato diventi inutilizzabile per giorni.</p>
<p>Operativamente: chi setta nuove property a partire da gennaio 2026 dovrebbe accettare i suggerimenti del wizard come baseline, ma ricontrollare manualmente le conversioni chiave, l&#8217;enhanced measurement e l&#8217;ecommerce tracking prima di collegare Google Ads. L&#8217;automazione copre bene l&#8217;80% dei casi standard; è sul restante 20% che si gioca la qualità del dato nei mesi successivi.</p>
Cross-Channel Budgeting: GA4 e il media planning
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-20-231813.png"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-20-231813.png" width="1133" height="638" /></a></p>
<p>È forse la novità concettualmente più pesante del 2026. Con <strong>Cross-Channel Budgeting</strong>, GA4 smette di essere uno strumento di sola misurazione e diventa anche un ambiente di pianificazione e previsione della spesa media. La feature è attualmente in <strong>closed beta</strong>, senza data confermata di general availability, ed è indirizzata inizialmente ai clienti Google Ads enterprise.</p>
<p>Due gli strumenti che la compongono: <strong>Scenario Planner</strong>, per modellare diverse allocazioni di budget prima dell&#8217;investimento, e <strong>Projection Plans</strong>, per monitorare in corso d&#8217;opera le performance reali rispetto al piano costruito. I due tool sono pensati per essere usati insieme: si modella, si investe, si confronta. Napkyn ha sintetizzato bene i <a href="https://www.napkyn.com/blog/ga4-cross-channel-budgeting">prerequisiti di accesso</a>, che sono restrittivi: servono almeno 12 mesi di dati di conversione e spesa, su minimo due canali (uno Google e uno non-Google).</p>
<p>Nativamente supportati i canali Google (Google Ads, DV360, SA360); via import di cost data entrano Meta (Facebook/Instagram), TikTok, Pinterest, Snap e Reddit. <strong>Restano fuori</strong>, al momento, Microsoft Ads, LinkedIn e X/Twitter — un gap rilevante per chi lavora in B2B o su mercati dove LinkedIn pesa sensibilmente sul mix.</p>
<p>Il punto di vista operativo è duplice. Da un lato, la feature sposta il baricentro: analisi e pianificazione nello stesso strumento riducono gli handoff tra team analytics e media buying. Dall&#8217;altro, i requisiti di 12 mesi di storico e la copertura parziale sui canali non-Google rendono improbabile che questa diventi, a breve, l&#8217;unico ambiente di planning. Più realisticamente sarà un layer in più accanto a strumenti dedicati.</p>
Nuovi template di audience e attribuzione per singola conversione
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-20-230343.png"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-20-230343-1024x380.png" width="960" height="356" /></a></p>
<p>Sul fronte marketing automation e Google Ads, Google ha introdotto due template di audience pre-costruiti con taglio lifecycle: <strong>High-Value Purchasers</strong> e <strong>Disengaged Purchasers</strong>. Il primo segmenta gli utenti in base a purchase count o Lifetime Value (con opzione per percentile LTV), il secondo sui giorni trascorsi dall&#8217;ultimo acquisto. Entrambi sono esportabili su Google Ads per campagne di acquisizione customer-value-oriented e di re-engagement, come documenta <a href="https://searchengineland.com/google-pushes-deeper-into-lifecycle-targeting-with-new-ga-audience-templates-465564">Search Engine Land</a>.</p>
<p>La parte delicata è la calibrazione. &#8220;Alto valore&#8221; non è un dato, è una scelta: top 5%, 10% o 25% per LTV? Dipende da dimensione del customer base, costi di acquisizione e struttura di margine. Analogamente, &#8220;disingaggiato&#8221; ha senso solo rispetto al ciclo di acquisto naturale del business: 14 giorni per il food delivery, 730 giorni per l&#8217;arredamento. Il template offre il frame, il calibro lo decide chi conosce il business.</p>
<p>Più tecnica, ma altrettanto importante, la novità del <strong>16 gennaio 2026</strong>: l&#8217;attribuzione delle conversioni è ora regolabile in modo indipendente per ogni singola conversione. Questo elimina una delle cause storiche di discrepanza tra GA4 e Google Ads e permette di affinare le strategie di bidding sulla base della natura di ogni conversion (hard vs soft, lead vs acquisto, ecc.). A corredo è stato rilasciato in beta il nuovo <strong>Conversion Attribution Analysis report</strong>, che separa percorsi single-touch da percorsi multi-touch e classifica i touchpoint in Early, Mid, Late stage nella vista data-driven.</p>
<p>Per chi gestisce portafogli di conversioni eterogenei (es. e-commerce con iscrizione newsletter + acquisto + richiesta preventivo), la possibilità di settare modelli di attribuzione distinti per conversione è un upgrade sostanziale: permette di non appiattire strategie di bidding diverse sotto lo stesso modello.</p>
Google Signals e Consent Mode: cosa cambia dal 15 giugno 2026
<p>L&#8217;ultimo cambiamento, e probabilmente quello che richiede più attenzione in termini di compliance, riguarda la separazione tra governance del dato Analytics e governance del dato Ads. <strong>Dal 15 giugno 2026</strong>, Google Signals non controllerà più se Google Ads può raccogliere cookie e identificatori pubblicitari dal tag GA4. L&#8217;autorità passa esclusivamente al parametro <strong>ad_storage</strong> del Consent Mode. Il resoconto più chiaro della modifica è pubblicato da <a href="https://ppc.land/google-strips-analytics-of-ad-data-authority-in-june-2026-consent-overhaul/">PPC.land</a>.</p>
<p>Dopo il 15 giugno, l&#8217;impostazione Google Signals in GA4 conserva una funzione soltanto: decidere se associare i dati Analytics alle informazioni dell&#8217;utente loggato, a fini di reporting comportamentale. Tutto il resto della governance ads-related si sposta sul Consent Mode. In pratica, disattivare Google Signals <strong>non basterà più</strong> a bloccare la raccolta cookie lato Ads: quella decisione sarà interamente nel segnale ad_storage.</p>
<p>L&#8217;implicazione operativa è seria. Fino a giugno, un setup con Google Signals disattivato poteva funzionare da &#8220;cintura di sicurezza parziale&#8221; anche in presenza di un Consent Mode imperfetto. Dopo giugno, quel paracadute scompare: la correttezza dell&#8217;implementazione Consent Mode — in particolare la tempestività e coerenza degli update di ad_storage — diventa il singolo punto di verità. I due scenari post-giugno sono netti: concedere ad_storage e far passare tutti i segnali Ads (incluso il linking via Google sign-in), oppure negare ad_storage e limitare Google ai soli identificatori disponibili nell&#8217;URL (es. gclid).</p>
<p>La checklist operativa da completare entro metà giugno è quindi chiara: audit completo del CMP e del Consent Mode v2, verifica che ad_storage si aggiorni correttamente al change-of-consent (non solo al page load iniziale), test dei flussi di default consent e update consent, documentazione delle scelte per i team legali. In parallelo, Google ha anticipato che entro fine 2026 anche le impostazioni di ads personalization saranno consolidate, e che gli IP raccolti da Google Tag e SDK saranno cifrati e instradati agli account Ads linkati secondo le configurazioni lato Ads.</p>
Dove si sta andando?
<p>Il filo conduttore del 2026 è esplicito: GA4 si sposta da strumento di <em>misura</em> a piattaforma di <em>azione</em>. AI conversazionale, planning del budget e template di audience pronte all&#8217;export su Ads sono tre tasselli dello stesso disegno — ridurre la distanza tra dato e decisione, e tenere l&#8217;intero stack più vicino all&#8217;ecosistema Ads. Per chi lavora la piattaforma da anni, questo implica una revisione di processo: meno esportazioni custom, più uso delle feature native; più attenzione al Consent Mode e meno affidamento a Google Signals come interruttore. Il rovescio della medaglia è un&#8217;ulteriore dipendenza dal walled garden Google — ed è una variabile che vale la pena monitorare nella strategia analytics complessiva.</p>
Fonti

<a href="https://support.google.com/analytics/announcements/10707884?hl=en">What&#8217;s new in Google Analytics — Announcements</a> — Google Analytics Help, aggiornamento continuo 2026
<a href="https://searchengineland.com/google-pushes-deeper-into-lifecycle-targeting-with-new-ga-audience-templates-465564">Google pushes deeper into lifecycle targeting with new GA audience templates</a> — Search Engine Land, marzo 2026
<a href="https://www.napkyn.com/blog/ga4-cross-channel-budgeting">What You Need to Know About GA4&#8217;s New Cross-Channel Budgeting Tools</a> — Napkyn, 2026
<a href="https://ppc.land/google-strips-analytics-of-ad-data-authority-in-june-2026-consent-overhaul/">Google strips Analytics of ad data authority in June 2026 consent overhaul</a> — PPC.land, aprile 2026
<a href="https://xpon.ai/resources/ga4-2026-features-retrospective-to-forward-facing/">From retrospective to forward-facing: how GA4 is evolving in 2026</a> — XPON, 2026

<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fga4-nuove-features-2026-guida-ai-cambiamenti-chiave%2F&amp;linkname=GA4%20nuove%20features%202026%3A%20guida%20ai%20cambiamenti%20chiave" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fga4-nuove-features-2026-guida-ai-cambiamenti-chiave%2F&amp;linkname=GA4%20nuove%20features%202026%3A%20guida%20ai%20cambiamenti%20chiave" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fga4-nuove-features-2026-guida-ai-cambiamenti-chiave%2F&amp;linkname=GA4%20nuove%20features%202026%3A%20guida%20ai%20cambiamenti%20chiave" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fga4-nuove-features-2026-guida-ai-cambiamenti-chiave%2F&amp;linkname=GA4%20nuove%20features%202026%3A%20guida%20ai%20cambiamenti%20chiave" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fga4-nuove-features-2026-guida-ai-cambiamenti-chiave%2F&#038;title=GA4%20nuove%20features%202026%3A%20guida%20ai%20cambiamenti%20chiave" data-a2a-url="https://www.webmarketinggarden.it/ga4-nuove-features-2026-guida-ai-cambiamenti-chiave/" data-a2a-title="GA4 nuove features 2026: guida ai cambiamenti chiave"></a></p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Economia dell&#8217;Attenzione: Oltre la Viewability nel nuovo White Paper IAB Italia</title>
		<link>https://www.webmarketinggarden.it/leconomia-dellattenzione-oltre-la-viewability-nel-nuovo-white-paper-iab-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 09:33:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[ChatGpt]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Gemini]]></category>
		<category><![CDATA[riservatezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.webmarketinggarden.it/?p=9137</guid>

					<description><![CDATA[Il mondo dell&#8217;advertising digitale, si sa, è sempre alla ricerca del miglioramento delle performance e in questi ultimi tempi compaiono sempre più ricerche che invece di occuparsi della sola visibilità dei nostri annunci cercano di capire l&#8217;attenzione reale che riescono a catturare. IAB Italia ha appena rilasciato il White Paper &#8220;Attention Metrics&#8221; (Dicembre 2025), un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo dell&#8217;advertising digitale, si sa, è sempre alla ricerca del miglioramento delle performance e in questi ultimi tempi compaiono sempre più ricerche che invece di occuparsi della sola visibilità dei nostri annunci cercano di capire l&#8217;attenzione reale che riescono a catturare. IAB Italia ha appena rilasciato il White Paper &#8220;<a href="https://iab.it/iab-italia-pubblica-il-white-paper-attention-metrics/">Attention Metrics</a>&#8221; (Dicembre 2025), un documento che segna il superamento delle metriche tradizionali come la semplice viewability.</p>
Di che cosa tratta la ricerca?
<p>Il paper esplora come l&#8217;attenzione non sia un dato statico, ma un processo <strong>dinamico</strong> e <strong>multidimensionale</strong> che coinvolge percezione, emozione, comprensione e comportamento. Non basta che un annuncio sia &#8220;visibile&#8221; a schermo; ciò che conta è il grado di coinvolgimento reale, misurato oggi attraverso tecnologie avanzate non solo di eye-tracking ma anche grazie a strumenti che integrando AI e neuroscienze catturano le micro espressioni sul volto dei navigatori.</p>
Un insight sorprendente: l&#8217;efficacia dell&#8217;Audio
<p>Un esempio di interesse, spesso sottovalutato dai media planner, riguarda il potere dell&#8217;audio digitale. Secondo gli studi citati (Dentsu/Lumen), l&#8217;attenzione generata dall&#8217;audio è superiore del 66% rispetto al video digitale e del 155% rispetto ai social media. Questo si traduce in un aumento della Brand Choice del 67%, dimostrando che l&#8217;assenza di stimoli visivi può paradossalmente focalizzare meglio il coinvolgimento cognitivo.</p>
<div id="attachment_9139" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-19-164431.png"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9139" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-19-164431-300x184.png" width="300" height="184" /></a><p id="caption-attachment-9139" class="wp-caption-text">Fonte: IAB Italia &#8211; Attention Metrics</p></div>
Luci e ombre: una riflessione critica
<p>La ricerca ha il pregio di voler standardizzare un mercato frammentato, introducendo concetti operativi come l&#8217;aCPM (Attentive CPM) per remunerare la qualità e non solo il numero delle esposizioni dell&#8217;annuncio. È un passo fondamentale per la sostenibilità economica dei publisher di qualità.</p>
<div id="attachment_9142" style="width: 1019px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-19-174411.png"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9142" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-19-174411.png" width="1009" height="493" /></a><p id="caption-attachment-9142" class="wp-caption-text">Swot analysis delle Attention Metrics. Fonte: Iab Italia</p></div>
<p>Tuttavia, emergono delle criticità:</p>

Barriera all&#8217;ingresso: Il 73% degli inserzionisti italiani ha ancora una conoscenza limitata di queste metriche. La complessità tecnologica rischia di tagliare fuori i piccoli editori che non possono investire in licenze costose.
Rischio &#8220;Vanity&#8221;: Senza uno standard unico globale, c&#8217;è il pericolo che ogni vendor crei il proprio &#8220;score&#8221; proprietario, rendendo difficile il confronto tra campagne su piattaforme diverse.

<p>In conclusione, il paper ci dice che dobbiamo smettere di contare le impression e iniziare a far contare i secondi di reale connessione con l&#8217;utente.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fleconomia-dellattenzione-oltre-la-viewability-nel-nuovo-white-paper-iab-italia%2F&amp;linkname=L%E2%80%99Economia%20dell%E2%80%99Attenzione%3A%20Oltre%20la%20Viewability%20nel%20nuovo%20White%20Paper%20IAB%20Italia" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fleconomia-dellattenzione-oltre-la-viewability-nel-nuovo-white-paper-iab-italia%2F&amp;linkname=L%E2%80%99Economia%20dell%E2%80%99Attenzione%3A%20Oltre%20la%20Viewability%20nel%20nuovo%20White%20Paper%20IAB%20Italia" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fleconomia-dellattenzione-oltre-la-viewability-nel-nuovo-white-paper-iab-italia%2F&amp;linkname=L%E2%80%99Economia%20dell%E2%80%99Attenzione%3A%20Oltre%20la%20Viewability%20nel%20nuovo%20White%20Paper%20IAB%20Italia" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fleconomia-dellattenzione-oltre-la-viewability-nel-nuovo-white-paper-iab-italia%2F&amp;linkname=L%E2%80%99Economia%20dell%E2%80%99Attenzione%3A%20Oltre%20la%20Viewability%20nel%20nuovo%20White%20Paper%20IAB%20Italia" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fleconomia-dellattenzione-oltre-la-viewability-nel-nuovo-white-paper-iab-italia%2F&#038;title=L%E2%80%99Economia%20dell%E2%80%99Attenzione%3A%20Oltre%20la%20Viewability%20nel%20nuovo%20White%20Paper%20IAB%20Italia" data-a2a-url="https://www.webmarketinggarden.it/leconomia-dellattenzione-oltre-la-viewability-nel-nuovo-white-paper-iab-italia/" data-a2a-title="L’Economia dell’Attenzione: Oltre la Viewability nel nuovo White Paper IAB Italia"></a></p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>File caricati e conversazioni in ChatGPT, Gemini e NotebookLM: riservatezza, condivisione e uso ai fini dell’apprendimento</title>
		<link>https://www.webmarketinggarden.it/file-caricati-e-conversazioni-in-chatgpt-gemini-e-notebooklm-riservatezza-condivisione-e-uso-ai-fini-dellapprendimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 07:02:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Gemini]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.webmarketinggarden.it/?p=9057</guid>

					<description><![CDATA[Guida sintetica per professionisti. In fondo a ogni sezione ho linkato le Fonti ufficiali su cui mi sono basato. Perché questo tema è importante Se si carica un testo inedito o riservato per ottenere una traduzione, un report o un&#8217;analisi su ChatGPT, Gemini, o NotebookLM è fondamentale sapere se il file e la relativa chat [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Guida sintetica per professionisti. In fondo a ogni sezione ho linkato le Fonti ufficiali su cui mi sono basato.</em></p>
Perché questo tema è importante
<p>Se si carica un testo inedito o riservato per ottenere una traduzione, un report o un&#8217;analisi su ChatGPT, Gemini, o NotebookLM è fondamentale sapere se il file e la relativa chat potranno essere: <strong>(a)</strong> condivisi con altri utenti, <strong>(b)</strong> usati per addestrare il modello, <strong>(c)</strong> conservati oltre il necessario.</p>
<p>Qui sotto ho provato a fare un confronto aggiornato al 21/10/2025 su cosa ci si può aspettare.</p>
Tabella comparativa (visibilità, condivisione, training)


Confronto tra ChatGPT, Gemini e NotebookLM per visibilità, condivisione, training e fonti


Aspetto
ChatGPT (OpenAI)
Gemini (Google)
NotebookLM (Google)




Visibilità dei contenuti caricati
I contenuti restano di proprietà dell’utente e sono visibili solo nella propria sessione/account.
I contenuti sono legati al proprio account Google; cronologia e attività sono controllabili da <a href="https://myactivity.google.com/product/gemini">Gemini Apps Activity/Attività</a> (Fig. 3).
I file restano nel proprio account; l’utente decide se e con chi condividerli (anche pubblici, se lo sceglie).


Condivisione con altri utenti / terzi
Nessuna condivisione automatica con altri utenti o terze parti.
Nessuna condivisione automatica; in <em>Workspace</em> i dati restano nel dominio organizzativo.
Nessuna condivisione automatica; la condivisione è sempre esplicita (viewer/editor o pubblicazione).


Uso per addestramento del modello
<strong>– Possibile</strong> nei servizi consumer se non si disattiva l’opzione “Improve the model with your data / Migliora il modello per tutti” (Fig.1) o se non si usa l&#8217;opzione “Attiva Chat temporanea” (Fig.2).
<strong>– No</strong> via API e nei piani Enterprise.
<strong>Consumer:</strong> i dati possono essere usati per migliorare i modelli se “Activity/Attività” è attiva.
<strong>Workspace/Enterprise:</strong> contenuti <strong>non</strong> usati per training esterno.
Google dichiara che i <strong>dati personali non sono usati per addestrare NotebookLM</strong> (account consumer).
In <strong>Enterprise</strong> i dati restano nel progetto Google Cloud del cliente e non sono usati per altri clienti.


Note
Controlli tramite “Impostazioni &gt; Controllo dati&#8221;.
Le Chat temporanee non sono usate per training e vengono eliminate dopo 30 giorni.
Retention configurabile (3–36 mesi). Anche con Activity/Attività off, può esserci conservazione tecnica breve per sicurezza o abusi (72 ore).
Eventuale <em>human review</em> se si lasciano feedback. Evitare di caricare dati altamente sensibili se non necessari.


Fonti ufficiali
<a href="https://help.openai.com/en/articles/7730893-data-controls-faq">Data Controls FAQ</a>
<a href="https://help.openai.com/en/articles/5722486-how-your-data-is-used-to-improve-model-performance">How your data is used</a>
<a href="https://openai.com/policies/how-your-data-is-used-to-improve-model-performance/">Policy site</a>
<a href="https://openai.com/consumer-privacy/">Consumer privacy</a>
<a href="https://support.google.com/gemini/answer/13594961?hl=en">Gemini Privacy Hub</a>
<a href="https://support.google.com/gemini/answer/13278892?hl=en">Manage Activity</a>
<a href="https://support.google.com/a/answer/15706919?hl=en">Workspace Privacy</a>
<a href="https://support.google.com/a/answer/14130944?hl=en">Workspace FAQ</a>
<a href="https://support.google.com/notebooklm/answer/16164461?hl=en">Learn about NotebookLM</a>
<a href="https://blog.google/technology/google-labs/notebooklm-public-notebooks/">Public notebooks</a>
<a href="https://cloud.google.com/gemini/enterprise/notebooklm-enterprise/docs/overview">Enterprise overview</a>




<div id="attachment_9096" style="width: 703px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-22-163709.png"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9096" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-22-163709.png" width="693" height="616" /></a><p id="caption-attachment-9096" class="wp-caption-text">Fig.1: ChatGpt Controllo dati &gt; Migliora il modello per tutti. Disattivandolo le chat non vengono utilizzate per addestrare il modello.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_9094" style="width: 765px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-22-163917.png"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9094" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-22-163917.png" width="755" height="625" /></a><p id="caption-attachment-9094" class="wp-caption-text">Fig.2: In ChatGpt con l&#8217;opzione &#8220;Attiva Chat temporanea&#8221;, in alto a destra, la conversazione non viene salvata.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_9095" style="width: 699px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-22-163820.png"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9095" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-22-163820.png" width="689" height="741" /></a><p id="caption-attachment-9095" class="wp-caption-text">Fig.3: in Gemini con l&#8217;opzione salva l&#8217;attività disattivata si può evitare di salvare le conversazioni. Sempre dallo stesso pannello si può decidere quali conversazioni eliminare.</p></div>
Rischi da gestire

<strong>Retention tecnica</strong>: anche con impostazioni restrittive, può esistere una conservazione minima per sicurezza/abusi o per erogazione del servizio (es. 72 ore in alcuni casi documentati da Google).
<strong>Human review circoscritta</strong>: in alcuni servizi Google, se si fornisce feedback, il contenuto può essere visionato da revisori con finalità di troubleshooting/sicurezza.
<strong>Condivisione volontaria</strong>: la pubblicazione o condivisione dei notebook in NotebookLM è una propria scelta; verificare sempre i destinatari e le impostazioni.

Checklist operativa (consigli rapidi)

<strong>Classificare i contenuti</strong>: se “altamente riservati/inediti”, prediligi piani Enterprise/Workspace o canali API e accertarsi che i darti siano mantenuti nell&#8217;unione europea.
<strong>Impostare la privacy</strong>:

<strong>ChatGPT</strong>: disattivare “Improve the model with your data” nei <a href="https://help.openai.com/en/articles/7730893-data-controls-faq">Data Controls</a>.
<strong>Gemini</strong>: verificare e configurare <a href="https://support.google.com/gemini/answer/13278892?hl=en">Gemini Apps Activity</a>; in azienda usare Workspace.
<strong>NotebookLM</strong>: evitare <em>public notebooks</em> salvo necessità; per massima garanzia valutare la versione<a href="https://cloud.google.com/gemini/enterprise/notebooklm-enterprise/docs/overview"> Enterprise</a>.


<strong>Minimizzazione</strong>: caricare solo ciò che veramente serve; rimuovere metadati sensibili; valutare versioni anonimizzate quando possibile.
<strong>Contratti/NDA</strong>: per materiali strategici, pretendi clausole “no training” e verifica la residenza dati (es. UE).

Conclusione
<p>I file caricati non vengono condivisi automaticamente con altri utenti in nessuna delle tre piattaforme.</p>
<p>L’uso ai fini di apprendimento dipende da <em>piano</em> e <em>impostazioni</em>:</p>

<strong>ChatGPT</strong> (consumer) e <strong>Gemini</strong> (consumer) possono usare i dati per migliorare i modelli se non si disattiva l’opzione.
<strong>NotebookLM</strong> dichiara di non usare i dati personali per addestrare il prodotto; in <strong>Enterprise/Workspace/API</strong> i contenuti non vengono usati per training e restano nel proprio dominio/progetto.


Conclusione

Per testi inediti o di valore (manuali, contenuti formativi, asset editoriali), l’approccio da tenere sembrerebbe essere:

<strong>Enterprise/Workspace/API</strong> per i lavori critici;
<strong>Consumer con impostazioni restrittive</strong> (disattivazione data sharing/Activity) per lavori non sensibili;
<strong>NotebookLM</strong> è ben posizionato sul fronte “no training” dei dati personali ma va usato evitando pubblicazioni non intenzionali dei notebook.

<p>Questo è quello che sono riuscito a capire dalla documentazione, qualcuno ha informazioni differenti?</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Ffile-caricati-e-conversazioni-in-chatgpt-gemini-e-notebooklm-riservatezza-condivisione-e-uso-ai-fini-dellapprendimento%2F&amp;linkname=File%20caricati%20e%20conversazioni%20in%20ChatGPT%2C%20Gemini%20e%20NotebookLM%3A%20riservatezza%2C%20condivisione%20e%20uso%20ai%20fini%20dell%E2%80%99apprendimento" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Ffile-caricati-e-conversazioni-in-chatgpt-gemini-e-notebooklm-riservatezza-condivisione-e-uso-ai-fini-dellapprendimento%2F&amp;linkname=File%20caricati%20e%20conversazioni%20in%20ChatGPT%2C%20Gemini%20e%20NotebookLM%3A%20riservatezza%2C%20condivisione%20e%20uso%20ai%20fini%20dell%E2%80%99apprendimento" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Ffile-caricati-e-conversazioni-in-chatgpt-gemini-e-notebooklm-riservatezza-condivisione-e-uso-ai-fini-dellapprendimento%2F&amp;linkname=File%20caricati%20e%20conversazioni%20in%20ChatGPT%2C%20Gemini%20e%20NotebookLM%3A%20riservatezza%2C%20condivisione%20e%20uso%20ai%20fini%20dell%E2%80%99apprendimento" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Ffile-caricati-e-conversazioni-in-chatgpt-gemini-e-notebooklm-riservatezza-condivisione-e-uso-ai-fini-dellapprendimento%2F&amp;linkname=File%20caricati%20e%20conversazioni%20in%20ChatGPT%2C%20Gemini%20e%20NotebookLM%3A%20riservatezza%2C%20condivisione%20e%20uso%20ai%20fini%20dell%E2%80%99apprendimento" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Ffile-caricati-e-conversazioni-in-chatgpt-gemini-e-notebooklm-riservatezza-condivisione-e-uso-ai-fini-dellapprendimento%2F&#038;title=File%20caricati%20e%20conversazioni%20in%20ChatGPT%2C%20Gemini%20e%20NotebookLM%3A%20riservatezza%2C%20condivisione%20e%20uso%20ai%20fini%20dell%E2%80%99apprendimento" data-a2a-url="https://www.webmarketinggarden.it/file-caricati-e-conversazioni-in-chatgpt-gemini-e-notebooklm-riservatezza-condivisione-e-uso-ai-fini-dellapprendimento/" data-a2a-title="File caricati e conversazioni in ChatGPT, Gemini e NotebookLM: riservatezza, condivisione e uso ai fini dell’apprendimento"></a></p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Formazione aziendale: perché i corsi “preconfezionati” non bastano</title>
		<link>https://www.webmarketinggarden.it/formazione-aziendale-perche-i-corsi-prefatti-non-bastano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2025 09:04:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione e corsi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.webmarketinggarden.it/?p=9051</guid>

					<description><![CDATA[La crescita digitale non dipende dal numero di corsi acquistati, ma dalla qualità del percorso formativo che accompagna il team a usare davvero strumenti e dati in modo consapevole. Oggi il marketing opera tra analytics, advertising, SEO, copywriting, AI generativa e automazioni: investire in competenze è necessario, ma la modalità con cui lo si fa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La crescita digitale non dipende dal numero di corsi acquistati, ma dalla <strong>qualità del percorso formativo</strong> che accompagna il team a usare davvero strumenti e dati in modo consapevole.</p>
<p>Oggi il marketing opera tra <strong>analytics</strong>, <strong>advertising</strong>, <strong>SEO</strong>, <strong>copywriting</strong>, <strong>AI generativa</strong> e automazioni: investire in competenze è necessario, ma <strong>la modalità con cui lo si fa</strong> fa la differenza.</p>
<p>Penso che, nonostante quello che si vede online, sia chiaro a tutti che le scorciatoie e le ricette miracolose non solo non sono utili, ma spesso siano la via più breve per l&#8217;insuccesso. Le guide pratiche possono essere fonte di ispirazione e utili nel caso si abbia già un buon livello di competenza ma non possono sostituire un percorso di apprendimento tradizionale e solido.</p>
<p>Condivido nel seguito alcuni punti che ritengo importanti e che applico quando progetto un percorso formativo con i miei clienti.</p>
1) Il limite dei corsi standard
<p>Corsi registrati o a &#8220;catalogo&#8221; in cui partecipano più aziende possono sembrare efficienti, ma generano <strong>bassa trasferibilità</strong>: ignorano livello di partenza, processi interni e obiettivi di business.
Un percorso efficace non si compra a scaffale: si <strong>progetta</strong>.</p>
2) Dalla formazione generica alla formazione progettata
<p>Il compito di HR è costruire un <strong>piano formativo</strong> che colleghi:</p>

<strong>Competenze da sviluppare</strong>: analytics (es. GA4), Google Ads, SEO, copywriting, AI generativa, marketing automation, CRM.
<strong>Obiettivi di business</strong>: lead, vendite, awareness, fidelizzazione, brand.
<strong>Risultati misurabili</strong> (KPI): CPA/CPL, ROAS, tasso di conversione, qualità lead, tempo al primo valore.

<p>Ogni azienda ha una diversa <strong>maturità digitale</strong>: ciò che funziona per una start-up può non funzionare per un gruppo industriale o retail.</p>
3) Il metodo che funziona

<strong>Learning by doing</strong>: esercitazioni su casi e dati aziendali (o realistici).
<strong>Modularità</strong>: base → avanzato → applicazione sul campo.
<strong>Project work o coaching</strong>: accompagnamento nell’implementazione.
<strong>Materiali riutilizzabili</strong>: template, checklist, dashboard, playbook.
<strong>Integrazione disciplinare</strong>: l’AI <em>potenzia</em> SEO, copy e analytics; non li sostituisce.

4) Competenze da coprire (senza entrare nel dettaglio)

<strong>Analytics &amp; misurazione</strong>: tracking, lettura dati, attribuzione, insight azionabili.
<strong>Advertising</strong>: strutture account, creatività, automazioni/AI, ottimizzazione.
<strong>SEO</strong>: contenuti, tecnica essenziale, intenti di ricerca, basi di EEAT.
<strong>Copywriting</strong>: funnel, tone of voice, prompt design per AI, test A/B.
<strong>AI generativa</strong>: uso responsabile, prompt engineering, workflow produttivi.
<strong>Data visualization</strong>: report chiari per decision maker.

5) Misurabilità, ROI e continuità

<strong>Assessment iniziale</strong> delle competenze e dei gap.
<strong>Test pre/post</strong>, rubriche di valutazione, obiettivi osservabili.
<strong>Follow-up</strong> a 4–8 settimane: verifica dell’applicazione, aggiustamenti, coaching.
<strong>Metriche di impatto</strong>: miglioramento KPI, autonomia del team, riduzione tempi/costi.

6) Sintesi operativa

<strong>No ai corsi prefatti/registrati</strong> per più aziende: bassa efficacia.
<strong>Sì a percorsi progettati</strong> su obiettivi, livelli e processi interni.
<strong>Metodo pratico</strong>, moduli brevi, project work e materiali riusabili.
<strong>Partner con esperienza reale</strong> e capacità di co-progettazione.
<strong>Misurare il ROI</strong> e prevedere follow-up: la formazione è un investimento.

<p>Le aziende che abbandonano i corsi generici e costruiscono un <strong>percorso su misura</strong> — integrando AI, SEO, copy e analytics — vedono risultati concreti: team più autonomi, decisioni migliori e performance superiori.</p>
<p>La vera svolta non è “fare corsi”, ma <strong>progettare una formazione</strong> che cambia i comportamenti in azienda e faccia crescere il gruppo di lavoro. Per mia esperienza un buon corso è anche un&#8217;occasione straordinaria per cementare il gruppo di lavoro, avere una visione comune e far comprendere quanto la collaborazione fra i vari ruoli permetta di ottenere risultati concreti.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fformazione-aziendale-perche-i-corsi-prefatti-non-bastano%2F&amp;linkname=Formazione%20aziendale%3A%20perch%C3%A9%20i%20corsi%20%E2%80%9Cpreconfezionati%E2%80%9D%20non%20bastano" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fformazione-aziendale-perche-i-corsi-prefatti-non-bastano%2F&amp;linkname=Formazione%20aziendale%3A%20perch%C3%A9%20i%20corsi%20%E2%80%9Cpreconfezionati%E2%80%9D%20non%20bastano" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fformazione-aziendale-perche-i-corsi-prefatti-non-bastano%2F&amp;linkname=Formazione%20aziendale%3A%20perch%C3%A9%20i%20corsi%20%E2%80%9Cpreconfezionati%E2%80%9D%20non%20bastano" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fformazione-aziendale-perche-i-corsi-prefatti-non-bastano%2F&amp;linkname=Formazione%20aziendale%3A%20perch%C3%A9%20i%20corsi%20%E2%80%9Cpreconfezionati%E2%80%9D%20non%20bastano" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fformazione-aziendale-perche-i-corsi-prefatti-non-bastano%2F&#038;title=Formazione%20aziendale%3A%20perch%C3%A9%20i%20corsi%20%E2%80%9Cpreconfezionati%E2%80%9D%20non%20bastano" data-a2a-url="https://www.webmarketinggarden.it/formazione-aziendale-perche-i-corsi-prefatti-non-bastano/" data-a2a-title="Formazione aziendale: perché i corsi “preconfezionati” non bastano"></a></p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ripulire le ricerche di Google</title>
		<link>https://www.webmarketinggarden.it/ripulire-le-ricerche-di-google/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 May 2025 15:07:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SEO-SEM]]></category>
		<category><![CDATA[Web analytics]]></category>
		<category><![CDATA[serp]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.webmarketinggarden.it/?p=8673</guid>

					<description><![CDATA[Nel contesto attuale del Search Landscape, Google sta progressivamente integrando risposte generate da Intelligenza Artificiale (AI Overviews, precedentemente note come SGE – Search Generative Experience), rendendo le SERP sempre più complesse, polarizzate e talvolta meno utili per chi cerca risultati testuali puri, come documentazione tecnica, discussioni su forum, articoli originali o contenuti long-form. Una delle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel contesto attuale del Search Landscape, Google sta progressivamente integrando risposte generate da Intelligenza Artificiale (AI Overviews, precedentemente note come SGE – Search Generative Experience), rendendo le SERP sempre più complesse, polarizzate e talvolta meno utili per chi cerca risultati testuali puri, come documentazione tecnica, discussioni su forum, articoli originali o contenuti long-form.</p>
<p>Una delle strategie più efficaci per “ripulire” le SERP da questi contenuti spuri è l’utilizzo del parametro udm=14, un vero e proprio search modifier non documentato ufficialmente ma emerso recentemente grazie all&#8217;analisi delle query URL da parte della community.</p>
Cos’è udm=14 e come funziona?
<p>È possibile aggiungere manualmente il parametro udm=14, all’URL di ricerca di Google, forzando il motore a presentare i risultati classici, evitando i blocchi generati dall’intelligenza artificiale, le risposte “sintetiche” e altri elementi UI/UX più recenti come:</p>

Pannelli di AI-generated summaries
Risultati provenienti da “Perspectives” (es. TikTok, Reddit, YouTube Shorts)
Featured Snippets dinamici e complessi

<p>Vediamo un esempio pratico provando a fare una ricerca di &#8220;pompa di calore&#8221;. Il risultato che ci presenta Google è quello visibile nell&#8217;immagine riportata.</p>
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/04/Screenshot-2025-04-29-102718.png"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/04/Screenshot-2025-04-29-102718-1024x969.png" width="960" height="908" /></a></p>
<p>Se cambiamo l&#8217;URL aggiungendo il parametro udm=14, quindi <strong><em>https://www.google.com/search?q=pompa+di+calore&amp;udm=14</em></strong> otteniamo una ricerca più puntuale e &#8220;pulita&#8221;. Questo approccio restituisce una SERP molto più simile a quella di 3-4 anni fa, dominata da link diretti a pagine, forum, documentazione ufficiale, ecc.</p>
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/04/Screenshot-2025-04-29-102909.png"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/04/Screenshot-2025-04-29-102909.png" width="811" height="980" /></a></p>
Come creare un Bookmarklet per forzare &amp;udm=14
<p>Un Bookmarklet è un segnalibro speciale che, invece di contenere un semplice URL, contiene codice JavaScript. Quando si clicca sul bookmarklet, il codice viene eseguito sulla pagina web che si sta visitando.
In pratica, è uno script &#8220;one-click&#8221; che modifica il comportamento della pagina senza bisogno di ricorrere a modifiche manuali dell&#8217;URL o a estensioni come Tampermonkey o altri plugin che appesantiscono il browser.</p>
<p>Vediamo come procedere:</p>

Creare un nuovo segnalibro nel proprio browser (attenzione funziona con Chrome, non è detto che funzioni anche con altri browser) facendo clic destro sulla barra dei segnalibri → Aggiungi pagina.
Dare un nome mnemonico, ad esempio: &#8220;Google UDM14&#8221;.
Inserire il seguente codice JavaScript nel campo URL:
javascript:(function(){
if(window.location.href.indexOf('udm=14') === -1) {
if(window.location.href.indexOf('?') === -1) {
window.location.href += '?udm=14';
} else {
window.location.href += '&amp;udm=14';
}
}
})();


<p>Cosa fa in pratica?</p>

Controlla se udm=14 è già presente nell’URL corrente.
Se non è presente, lo aggiunge automaticamente.
Gestisce sia URL con parametri (?) che senza (&amp;), per evitare errori sintattici.

<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/04/Screenshot-2025-04-30-095509.png"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/04/Screenshot-2025-04-30-095509.png" width="464" height="553" /></a></p>
Uso del tasto WEB come alternativa a &amp;udm=14
<p>Dal rollout globale di Google AI Overviews nel maggio 2024, Google ha introdotto anche una nuova sezione fissa denominata WEB.</p>
<p>Cliccando su WEB in pratica avviene la stessa cosa:</p>

Google filtra i risultati per mostrare solo link testuali tradizionali.
Vengono escluse: AI Overviews, pannelli multimediali, video in evidenza, e Perspectives.
La struttura della SERP torna ad essere più &#8220;pulita&#8221; e lineare, privilegiando contenuti classici HTML.

<p>Tuttavia, esistono casi in cui l&#8217;utilizzo del parametro &amp;udm=14 può rivelarsi utile.</p>
Automazione e Scalabilità
<p>L’utilizzo di &amp;udm=14 è completamente automatizzabile, il che lo rende ideale per:</p>

Analisi SEO massiva (es. crawling di 100+ query in batch)
Workflow automatizzati (es. audit settimanali)
Tool customizzati (es. script Python/Selenium o Google Apps Script)
Al contrario, il tab WEB richiede interazione manuale, non può essere simulato via URL e non è selezionabile via script.

Uniformità e Coerenza nei Risultati
<p>Il parametro udm=14 applica un comportamento deterministico, ovvero:</p>

Restituisce sempre SERP in formato “clean HTML”.
Evita variazioni UX/UI dovute a test A/B di Google.
Garantisce coerenza tra utenti e dispositivi diversi (molto utile per team o analisi comparative).

<p>Il tab WEB, invece:</p>

È soggetto a logiche di front-end.
Potrebbe cambiare struttura o nome nel tempo (già successo con &#8220;All&#8221; &gt; &#8220;Tutti&#8221;).
Potrebbe non comparire su mobile, browser legacy, o account fuori da determinati rollout.

Reversibilità e Debugging più facile
<p>Essendo un parametro URL, udm=14:</p>

Può essere facilmente aggiunto, rimosso o modificato.
Permette il confronto immediato tra versioni con e senza AI Overviews (basta duplicare tab).
È perfetto per test A/B interni su impatti di AI/UX nelle SERP.
Con il tab WEB, non puoi “forzare” la differenza tra una SERP AI e una raw: sei vincolato alla UI.

Compatibilità con tool, plugin e script esterni
<p>Infine udm=14 è interoperabile:</p>

Può essere integrato in strumenti come Screaming Frog, Sitebulb, Ahrefs batch export, browser automation, SERP scrapers.
Può essere incluso in URL condivisibili (es. documentazione tecnica, report interni, dashboard in Looker Studio).
Il tab WEB non è linkabile direttamente e non può essere incorporato in strumenti esterni.

Qualche considerazione
<p>Oltre i tecnicismi mi permetto anche una considerazione un po&#8217; più personale e opinabile. La ricerca “pulita” con il parametro &amp;udm=14 è, se vogliamo, un atto di resistenza digitale.</p>
<p>Mi spiego, nel momento in cui Google diventa un oracolo generativo, più attento a prevedere ciò che vogliamo sentirci dire che a mostrare ciò che realmente esiste online, il parametro &amp;udm=14 diventa un gesto piccolo ma rivoluzionario: non farci &#8220;raccontare la realtà&#8221; ma chiedere di vederla &#8220;nuda e cruda&#8221;.</p>
<p>Certo, il tab &#8220;WEB&#8221; è lì, a disposizione di tutti. Ma è un interruttore beneducato: serve a placare chi non vuole l’intelligenza artificiale ma non sa nemmeno bene il perché.
&amp;udm=14, invece, è per chi sa cosa sta cercando. Per chi vuole le mani sporche di SERP grezza, senza layer, senza trucco.</p>
<p>&#8220;La differenza tra un utente e un analista è che l’utente accetta il risultato, l’analista lo interroga.&#8221; mi sembra che dicesse uno di quei nerd che utilizzano solo le interfacce a caratteri Linux.</p>
<p>Per chi lavora con l’informazione, ogni parametro conta. E &amp;udm=14 non è solo una stringa nell’URL: è una chiave di accesso alla verità algoritmica.
O, quantomeno, alla sua versione meno decorata.</p>
Glossario Tecnico​

<strong>Advanced Search Operators: </strong>Operatori speciali utilizzati nelle query di ricerca per affinare i risultati.
<strong>AI Overviews</strong>: Funzionalità introdotta da Google nel 2024 che fornisce riassunti generati dall&#8217;intelligenza artificiale direttamente nelle SERP, posizionandosi sopra i risultati organici. Utilizza modelli come Gemini 2.0 per sintetizzare informazioni da diverse fonti web. ​
<strong>Custom Search Engine (CSE)</strong>: Strumento offerto da Google che permette di creare motori di ricerca personalizzati, limitando la ricerca a specifici siti o configurando parametri predefiniti per le query.​
<strong>Featured Snippets</strong>: Riquadri informativi che appaiono in cima alle SERP, fornendo risposte concise a domande frequenti. Estratti da pagine web, mirano a fornire informazioni rapide agli utenti.​
<strong>Gemini 2.0</strong>: Modello avanzato di intelligenza artificiale sviluppato da Google, utilizzato per potenziare funzionalità come AI Overviews, offrendo capacità di comprensione e generazione del linguaggio naturale migliorate.​
<strong>Knowledge Panel</strong>: Pannello informativo che appare nelle SERP, solitamente sulla destra, fornendo informazioni sintetiche su entità come persone, luoghi o organizzazioni, basato sul Knowledge Graph di Google.​
<strong>People Also Ask (PAA)</strong>: Sezione delle SERP che presenta domande correlate alla query originale dell&#8217;utente, ciascuna espandibile per visualizzare risposte concise.​
<strong>Search Generative Experience (SGE)</strong>: Esperienza di ricerca sperimentale introdotta da Google, che utilizza l&#8217;intelligenza artificiale per generare risposte più articolate e contestuali alle query degli utenti.​
<strong>Search Landscape</strong>: descrive l&#8217;ecosistema complessivo della ricerca online, includendo motori di ricerca, algoritmi, comportamenti degli utenti, canali di ricerca (come Google, Bing, YouTube) e formati di contenuto. Rappresenta il contesto in cui si sviluppano le strategie di SEO e marketing digitale. ​
outerboxdesign.com
<strong>SERP</strong> (Search Engine Results Page): Pagina dei risultati restituita da un motore di ricerca in risposta a una query dell&#8217;utente. Può includere risultati organici, annunci a pagamento, snippet in primo piano, pannelli informativi e altri elementi interattivi.​
<strong>Search Veracity</strong>: Concetto che si riferisce all&#8217;accuratezza, affidabilità e integrità dei risultati di ricerca, fondamentale per analisi SEO, fact-checking e strategie di content marketing basate su dati.
<strong>Tampermonkey</strong>: Estensione per browser che consente agli utenti di eseguire script personalizzati per modificare il comportamento delle pagine web, utile per automatizzare l&#8217;aggiunta di parametri come udm=14 alle query di ricerca.​
<strong>udm=14</strong>: Parametro URL non documentato ufficialmente che forza Google a mostrare risultati di ricerca in modalità &#8220;Web&#8221; tradizionale, escludendo elementi generati dall&#8217;IA come AI Overviews e altri arricchimenti delle SERP. Utile per ottenere risultati più puliti e focalizzati su contenuti testuali.
<strong>URL Parameters</strong>: Componenti aggiuntivi negli URL che modificano il comportamento delle pagine web o delle applicazioni. Nel contesto di Google Search, parametri come udm=14 possono alterare la presentazione dei risultati di ricerca.​

<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fripulire-le-ricerche-di-google%2F&amp;linkname=Ripulire%20le%20ricerche%20di%20Google" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fripulire-le-ricerche-di-google%2F&amp;linkname=Ripulire%20le%20ricerche%20di%20Google" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fripulire-le-ricerche-di-google%2F&amp;linkname=Ripulire%20le%20ricerche%20di%20Google" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fripulire-le-ricerche-di-google%2F&amp;linkname=Ripulire%20le%20ricerche%20di%20Google" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fripulire-le-ricerche-di-google%2F&#038;title=Ripulire%20le%20ricerche%20di%20Google" data-a2a-url="https://www.webmarketinggarden.it/ripulire-le-ricerche-di-google/" data-a2a-title="Ripulire le ricerche di Google"></a></p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Google Ads ottimizzazioni: AI or Not AI?</title>
		<link>https://www.webmarketinggarden.it/google-ads-ottimizzazioni-ai-or-not-ai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2024 08:28:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[e-Commerce]]></category>
		<category><![CDATA[Google ADS]]></category>
		<category><![CDATA[SEO-SEM]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.webmarketinggarden.it/?p=8641</guid>

					<description><![CDATA[La gestione di un account Google Ads può seguire due strade distinte: affidarsi all’Intelligenza Artificiale di Google per automatizzare gran parte delle attività o optare per un approccio tradizionale, che prevede un controllo manuale e un’ottimizzazione dettagliata delle campagne. Entrambe le soluzioni hanno vantaggi e svantaggi, e la scelta dipende da diversi fattori, come il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La gestione di un account Google Ads può seguire due strade distinte: affidarsi all’Intelligenza Artificiale di Google per automatizzare gran parte delle attività o optare per un approccio tradizionale, che prevede un controllo manuale e un’ottimizzazione dettagliata delle campagne.</p>
<p>Entrambe le soluzioni hanno vantaggi e svantaggi, e la scelta dipende da diversi fattori, come il tipo di business, il budget disponibile e le competenze del team di marketing.</p>
<p>Cercheremo di fare qualche considerazione sui punti di forza e le criticità di ciascun approccio, con consigli pratici su quando preferire uno all’altro, posto che ovviamente si potranno adottare approcci misti.</p>
<strong>Confronto tra gestione Google Ads con AI e gestione manuale</strong>



<strong>Aspetto</strong>
<strong>Gestione con AI</strong>
<strong>Gestione manuale</strong>




<strong>Pro</strong>
&#8211; Gestione meno onerosa in termini di tempo.
&#8211; Maggiore controllo su ogni elemento della campagna.



&#8211; Ottimizzazione automatica basata su dati in tempo reale.
&#8211; Personalizzazione estrema di annunci e strategie.



&#8211; Adatta per campagne complesse con budget elevati.
&#8211; Ideale per target di nicchia o strategie particolari.



&#8211; Integrazione con Smart Bidding e Performance Max per risultati rapidi.
&#8211; Capacità di intervenire su ogni aspetto, dagli annunci ai gruppi di parole chiave.


<strong>Contro</strong>
&#8211; Maggiore dipendenza dagli algoritmi di Google, di cui comunque non si conoscono i dettagli.
&#8211; Necessità di tempo e risorse per l’ottimizzazione costante.



&#8211; Rischio di allocazione inefficace del budget in campagne non monitorate.
&#8211; Complessità nel gestire molteplici campagne contemporaneamente.



&#8211; Limitata personalizzazione delle strategie.
&#8211; Rischio di errori e scelte subottimali se non si hanno competenze avanzate.


<strong>Quando utilizzarla</strong>
&#8211; Budget elevati e necessità di gestire molteplici campagne su larga scala.
&#8211; Budget limitati o necessità di ottimizzare campagne su target molto specifici.



&#8211; Mancanza di competenze interne approfondite di gestione manuale.
&#8211; Quando si vuole avere il pieno controllo e sfruttare expertise avanzate.



Quando scegliere uno o l’altro?
<p><strong>AI</strong>: l’Intelligenza Artificiale è ideale per aziende con obiettivi ampi, target diversificati e budget sostanziosi, che possono beneficiare dell’automazione per risparmiare tempo e ottimizzare in modo dinamico. È particolarmente utile quando si utilizzano strumenti avanzati come Smart Bidding e Performance Max.</p>
<p><strong>Gestione manuale</strong>: la gestione tradizionale è consigliata per business di nicchia, dove è necessario un controllo approfondito e una personalizzazione delle strategie che l’AI non è in grado di garantire. È la scelta giusta per chi dispone di competenze specifiche o un team dedicato alla gestione delle campagne. La gestione manuale diviene una strada quasi obbligata quando si hanno budget limitati e il tempo necessario per raccogliere dati che siano statisticamente affidabili, richiederebbe tempi troppo lunghi.</p>
Gestione manuale campagne Google Ads: le prime ottimizzazioni
<p>Senza nessuna pretesa di completezza o di rilevare “trucchi” miracolosi, mi limito a fornire qualche spunto su cui iniziare a lavorare nel caso si scelga una ottimizzazione manuale.</p>
Annunci “Eccellenti”
<p>Gli annunci delle campagne devono essere tutti in stato <em>Eccellente</em>. Per una verifica veloce è sufficiente mostrare nel report degli annunci lo stato dell’annuncio (da <em>Google Ads &gt; Campagne &gt; Annunci</em> selezionare <em>Colonne</em> e aggiungere <em>Efficacia dell’Annuncio</em>).</p>
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2024/11/Screenshot-2024-11-25-094442.png"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2024/11/Screenshot-2024-11-25-094442-1024x562.png" width="960" height="527" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Possiamo così controllare che tutti gli annunci attivi abbiano l’efficacia dell’annuncio <em>Eccellente</em>.</p>
<p>Se si trovano in altri stati occorre provvedere ad ottimizzarli verificando che:</p>

Siano compilati tutti i Titoli e le Descrizioni e contengano le parole chiave scelte (nel caso di campagne sulla Rete di Ricerca).
Siano presenti le immagini necessarie in tutti i formati consigliati: orizzontale, verticale e quadrato.
Ci sia il nome dell’attività e il relativo logo.
Nel caso siano previsti i Video siano presenti in tutti i formati: rettangolare, quadrato e orizzontale.
Se il caso, aggiungere estensioni per gli annunci quali Sitelink, Callout, Snippet strutturati e Offerte.
Se possibile, specificare il numero di telefono per le Chiamate.

<p><strong>Attenzione</strong>: nel caso si siano bloccate le posizioni di uno o più Titoli o Descrizioni è improbabile che l’annuncio possa essere in stato <em>Eccellente</em>.</p>
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2024/11/Screenshot-2024-11-25-095207.png"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2024/11/Screenshot-2024-11-25-095207.png" width="470" height="555" /></a></p>
Il Punteggio di Qualità (Quality Score)
<p>Una volta che tutti gli annunci sono in stato <em>Eccellente</em> possiamo passare a verificare il <strong>Quality Score</strong>. Nel caso in precedenza molti annunci fossero in uno stato non eccellente consigliamo di lasciare passare un po&#8217; di tempo per dar modo a Google di allineare il punteggio di qualità con il nuovo stato degli annunci.</p>
<p>Il Punteggio di qualità (da 1 pessimo a 10 ottimo) è la metrica assegnata da Google Ads ad ogni parola chiave dei gruppi di annuncio e riflette la qualità complessiva dell’esperienza che l’annuncio e la landing page offrono agli utenti in relazione alla parola chiave.</p>
<p>Perché il Quality Score è così importante? Perché influisce direttamente su:</p>

<strong>Costo per Clic (CPC)</strong>: un punteggio più alto può ridurre il costo per clic, perché Google premia gli annunci di alta qualità con un ranking migliore a un costo inferiore.
<strong>Posizionamento dell’Annuncio</strong>: un punteggio di qualità elevato aiuta a ottenere posizioni migliori negli annunci senza aumentare l&#8217;offerta.
<strong>ROI della Campagna</strong>: migliorare il Quality Score contribuisce a massimizzare l’efficienza della spesa pubblicitaria.

Principali fattori che Influenzano il Quality Score
<p>Il punteggio di qualità si basa su tre componenti principali:</p>

<strong>CTR Previsto (Expected Click-Through Rate)</strong>: indica quanto è probabile che un utente clicchi su un annuncio per una determinata parola chiave. Dipende dalla rilevanza della parola chiave, dalla struttura dell’annuncio e dalla qualità del testo dell’annuncio.
<strong>Rilevanza dell’Annuncio (Ad Relevance)</strong>: dipende da quanto il testo dell’annuncio è pertinente alla query dell’utente e alla parola chiave utilizzata. Gli annunci devono essere specifici e in linea con l’intento di ricerca dei navigatori.
<strong>Esperienza della Pagina di Destinazione (Landing Page Experience)</strong>: valuta la qualità della landing page rispetto alla query dell’utente. Una pagina veloce, ben strutturata, con contenuti pertinenti e ottimizzata per dispositivi mobili, migliora il punteggio.

Come Migliorare il Quality Score?
<p>La prima cosa è verificarlo mostrando le relative colonne. Nella visualizzazione in cu sono mostrate le parole chiave (<em>Campagne &gt; Segmenti di pubblico, parole chiave e contenuti &gt; Parole chiave per la rete di ricerca</em>) con il tasto <em>Colonne &gt; Punteggio di qualità</em> spuntare <em>Punteggio di qualità, CTR previsto, Esper. Pag. dest. e Pertinenza degli annunci</em>. Eventualmente è possibile vedere anche lo stato inziale del periodo scelto mostrando i corrispondenti con <em>(cron)</em>.</p>
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2024/11/Screenshot-2024-11-25-161122.png"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2024/11/Screenshot-2024-11-25-161122.png" width="733" height="281" /></a></p>
<p>Vediamo come può essere migliorato.</p>
<p><strong>1 &#8211; Ottimizzare il CTR Previsto</strong></p>

Scrivere annunci <strong>rilevanti</strong> con call-to-action chiare e che attirino l’attenzione di chi cerca rispondendo esplicitamente all’<strong>intento di ricerca</strong> dell’utente.
Usare le estensioni degli annunci (es. sitelink, callout, recensioni) per aumentare la visibilità.
Sperimentare titoli e descrizioni personalizzati per migliorare il CTR.

<p><strong>2 &#8211; Aumentare la Rilevanza dell’Annuncio</strong></p>

Utilizzare parole chiave specifiche e corrispondenze esatte (exact match) quando quelle a corrispondenza generica attirano un pubblico troppo vasto con intenti differenti.
Creare <strong>gruppi di annunci tematici</strong> con parole chiave strettamente correlate.
Personalizzare il testo dell’annuncio includendo la parola chiave o le sue varianti.

<p><strong>3 &#8211; Migliorare l’Esperienza della Landing Page</strong></p>

<strong>Pertinenza</strong>: assicurarsi che la landing page rispecchi esattamente l’intento dell’annuncio e della parola chiave.
<strong>Velocità di caricamento</strong>: usare strumenti come <a href="https://pagespeed.web.dev/">Page Speed Insights</a> o <a href="https://gtmetrix.com/">GtMetrix</a> per ottimizzare la velocità della pagina.
<strong>Mobile-friendly</strong>: adottare un design responsive per offrire un’esperienza ottimale anche su dispositivi mobili.
<strong>Chiarezza e facilità d’uso</strong>: rendere il percorso dell’utente semplice e guidarlo verso l’obiettivo desiderato (form, acquisto, ecc.).

<p><strong>4 &#8211; Monitorare e Analizzare i Dati</strong></p>

Controllare periodicamente il punteggio di qualità a livello di parola chiave nel proprio account Google Ads.
Identificare le parole chiave con punteggi bassi e analizzare quale dei tre fattori principali è carente (CTR, rilevanza, landing page).
Usare A/B test per verificare le modifiche (ad esempio, nuovi annunci o layout della landing page).

<p><strong>5 &#8211; Utilizzare Parole Chiave Negative</strong></p>

Escludere i termini che attirano clic non pertinenti migliorando così il CTR medio della campagna.

Strategia Continuativa
<p>Il punteggio di qualità non è statico; varia in base alle prestazioni e alle modifiche nel comportamento degli utenti. È buona norma monitorarlo regolarmente e adottare un approccio iterativo per perfezionare ogni aspetto.</p>
<p>Un investimento costante nel miglioramento del Quality Score porta benefici non solo nel breve termine, ma crea una base solida per campagne pubblicitarie di lungo successo.</p>
CPC molto superiori alla media
<p>Per tutte le campagne sulla Rete di Ricerca occorre verificare il CPC (costo per Clic) medio della campagna e poi esaminare l’elenco delle Keyword scelte e ordinare per CPC in ordine decrescente. Nel caso ce ne siano alcune con CPC particolarmente alto abbiamo diverse alternative:</p>

Mettere in pausa le parole chiave con <strong>CPC molto superiore alla media</strong> che non hanno generato conversioni o che hanno CTR molto bassi.
Verificare i termini di ricerca (<em>Campagne &gt; Approfondimenti e Report &gt; Termini di ricerca</em>) e vedere quali hanno CPC particolarmente alti e se generano conversioni. Se<strong> non generano conversioni</strong> metterle come negative. Attenzione alle corrispondenze. Solitamente conviene considerare l’intero termine e se è composto da più parole mettere in negativo solo la parola non voluta con corrispondenza a “frase”.

Se ad esempio vendiamo solo scarpe nuove e abbiamo come parole chiave: stivali, mocassini ma tra i termini di ricerca con CPC alto compare: stivali usati, occorre mettere come negativa solo “usati”. In questo modo anche un eventuale &#8220;mocassini usati&#8221; verrebbe escluso.


Se invece i termini di ricerca <strong>generano conversioni</strong>, verificare che la parola sia compresa tra le parole chiave scelte e verificarne il punteggio di qualità.

Se non è compresa, aggiungerla e aspettare qualche tempo per verificarne il punteggio di qualità.
Se invece è già presente e il punteggio di qualità è basso occorre lavorare per migliorarlo.
Se non si riesce perché le modifiche danneggerebbero altre parole chiave, spezzare il gruppo di annunci in differenti gruppi di annunci con parole più specifiche in modo da poter creare annunci e landing page più efficaci.


Nel caso il CPC sia troppo alto, il punteggio di qualità si ottimo (9 o 10) e vengano generate conversioni abbiamo differenti strade da provare:

<strong>Raffinare il Targeting</strong>: utilizzare segmenti di pubblico ben definiti (come remarketing o Customer Match) per mostrare gli annunci solo a utenti più propensi alla conversione.
<strong>Orari e Geolocalizzazione</strong>: identificare fasce orarie, dispositivi e località con performance migliori per allocare il budget in modo più efficace.
<strong>Implementare strategie di offerta automatiche</strong>, come “Massimizza le conversioni” o “CPA target”, per ottenere il miglior risultato al minor costo.
<strong>Cambiare la strategia</strong> della campagna in <strong>Massimizza i clic</strong> e <em>Imposta un limite per l’offerta costo per clic massimo</em> limitando offerta CPC massimo a un valore ragionevole.



Conclusioni




La gestione efficace di un account Google Ads, sia attraverso l&#8217;automazione offerta dall&#8217;intelligenza artificiale sia con un approccio manuale, richiede competenze specifiche e un&#8217;analisi continua per massimizzare i risultati. Indipendentemente dalla strada scelta, l’elemento cruciale è adattare le strategie alle esigenze del business, ottimizzando ogni aspetto per garantire un ritorno sull’investimento adeguato. Se il processo dovesse risultare complesso o i risultati non soddisfacenti, un supporto professionale, per lo meno inizialmente, può fare la differenza, fornendo soluzioni personalizzate per trasformare ogni campagna in un successo misurabile.




<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fgoogle-ads-ottimizzazioni-ai-or-not-ai%2F&amp;linkname=Google%20Ads%20ottimizzazioni%3A%20AI%20or%20Not%20AI%3F" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fgoogle-ads-ottimizzazioni-ai-or-not-ai%2F&amp;linkname=Google%20Ads%20ottimizzazioni%3A%20AI%20or%20Not%20AI%3F" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fgoogle-ads-ottimizzazioni-ai-or-not-ai%2F&amp;linkname=Google%20Ads%20ottimizzazioni%3A%20AI%20or%20Not%20AI%3F" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fgoogle-ads-ottimizzazioni-ai-or-not-ai%2F&amp;linkname=Google%20Ads%20ottimizzazioni%3A%20AI%20or%20Not%20AI%3F" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fgoogle-ads-ottimizzazioni-ai-or-not-ai%2F&#038;title=Google%20Ads%20ottimizzazioni%3A%20AI%20or%20Not%20AI%3F" data-a2a-url="https://www.webmarketinggarden.it/google-ads-ottimizzazioni-ai-or-not-ai/" data-a2a-title="Google Ads ottimizzazioni: AI or Not AI?"></a></p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>GA4 per ottimizzare le strategie di digital marketing</title>
		<link>https://www.webmarketinggarden.it/ga4-per-ottimizzare-le-strategie-di-digital-marketing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Mar 2024 09:50:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[e-Commerce]]></category>
		<category><![CDATA[Web analytics]]></category>
		<category><![CDATA[Conversioni]]></category>
		<category><![CDATA[formazione web marketing]]></category>
		<category><![CDATA[GA4]]></category>
		<category><![CDATA[Ga4 Setup]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.webmarketinggarden.it/?p=8596</guid>

					<description><![CDATA[GA4, la nuova versione di Google Universal Analytics, è senza dubbio uno strumento molto potente ma non è sempre facile leggere in modo corretto i dati e renderli efficaci per le proprie analisi di marketing. L’interfaccia di GA4 permette di vedere solo una parte dei dati raccolti e spesso è necessario creare report specifici con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>GA4, la nuova versione di Google Universal Analytics, è senza dubbio uno strumento molto potente ma non è sempre facile leggere in modo corretto i dati e renderli efficaci per le proprie analisi di marketing.</p>
<p>L’interfaccia di GA4 permette di vedere solo una parte dei dati raccolti e spesso è necessario creare report specifici con Looker Studio, o con altri strumenti, ma, la prima cosa da fare, è porsi le domande corrette.</p>
<p>Può essere un buon inizio partire dalle seguenti:</p>

Chi sono i nostri potenziali clienti (target)?
Quali eventi dovremmo impostare sul sito?
Quali micro conversioni dovremmo registrare?
Quali report sarebbero utili?
È stato integrato Google Ads?

<p>Vediamo come rispondere a queste domande in modo efficace.</p>
Chi sono i nostri potenziali clienti (target)?
<p>Chiariamo innanzitutto cosa dobbiamo intendere con target dal momento che solitamente nel marketing si pensa al Target per il remarketing, o ancora lo si segmenta per canali di acquisizione (ad esempio, ricerca organica, social o referral). Più raramente si suddividono i target in base al comportamento, ai dati demografici o alle conversioni.
GA4 ci aiuta anche in questi casi e permette di impostare Custom Audience da utilizzare per la segmentazione.</p>
<p>Tra questi, ad esempio, possiamo raggruppare i visitatori che:</p>

Hanno effettuato ricerche di articoli.
Hanno iniziato a guardare un video.
Hanno finito di guardare un video.
Hanno/ non hanno completato un tutorial.
Hanno fornito un indirizzo email.
Sono potenziali lead aziendali.

<p>GA4 consente a chi ha ruolo di Editor o Marketer di creare Nuove Audience (<em>Amministrazione &gt; Data Display &gt; Audiences</em>) mediante trigger di target che entrano in gioco quando gli utenti raggiungono alcune soglie di interazione come l&#8217;inizio di X sessioni, la lettura di Y articoli o il superamento di Z soglie di conversione.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-18-153100.png" width="1331" height="859" /></p>
<p>Con le Audience è possiamo scoprire cosa cercano e con cosa interagiscono i diversi target e come gli utenti navigano sul nostro sito.</p>
<p>Il bello delle Audience di GA4 è che permettono di operare su tutti i dati raccolti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-18-153344.png" width="1499" height="852" /></p>
<p>Viene dunque da chiedersi quali eventi dovremmo impostare sul nostro sito web per una efficace segmentazione.</p>
<p>Molti degli eventi che tracciano il comportamento degli utenti sono raccolti automaticamente da GA4 ma non sono visualizzati e non sono utilizzabili per creare target fino a quando non vengono abilitati con la misurazione avanzata.</p>
<p>Ricordiamo gli eventi raccolti automaticamente che possono essere abilitati per la misurazione avanzata (Amministrazione, Flussi di dati &gt; Web e spuntarli in Misurazione avanzata):</p>

<strong>File_download</strong>: quando un utente fa clic su un link che porta a un documento, una presentazione o un file audio.
<strong>Form_start</strong>: quando un utente interagisce con un modulo in una sessione per la prima volta.
<strong>Form_submit</strong>: quando un utente invia un modulo.
<strong>Scroll</strong>: quando un utente raggiunge il 90% inferiore di ogni pagina per la prima volta.
<strong>Video_start</strong>: quando un video inizia a essere riprodotto.
<strong>Video_progress</strong>: quando un video supera il 10%, il 25%, il 50% e il 75% della durata.
<strong>Video_complete</strong>: quando un video termina.
<strong>Ricerca sul sito</strong>: quando un utente effettua una ricerca all’interno del sito
<strong>Clic in uscita</strong>: quando un utente clicca su un link che porta all’esterno del sito.

<p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-18-153646.png" width="744" height="719" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Potrebbe essere utile aggiungere anche altri eventi consigliati, tra cui:</p>

<strong>Generate_lead</strong>: invio modulo per richiedere informazioni.
<strong>Login</strong>: un utente effettua il login.
<strong>Purchase</strong>: un utente completa un acquisto.
<strong>Share</strong>: un utente condivide dei contenuti.

<p>Se questi non bastassero è sempre possibile <a href="https://www.webmarketinggarden.it/eventi-e-conversioni-creati-direttamente-da-ga4/">definire eventi custom</a>.</p>
Quando dovremmo misurare le micro conversioni?
<p>Si definiscono <strong>micro conversioni</strong> quelle piccole conversioni che costituiscono i passi necessari per le conversioni più importanti (dette macro-conversioni o più semplicemente conversioni).
Nella maggior parte dei casi, basta andare su <em>Amministrazione</em>, cliccare su <em>Eventi</em> e contrassegnare l’evento come conversione.</p>
<p>Ad esempio, si potrebbero misurare le seguenti micro conversioni:</p>

Scorrimento al 90% di un articolo o di un post sul blog.
Riproduzione di almeno il 50% di un video di prodotto.
Completamento di un tutorial.
Download di un white paper.
Completamento di un modulo di registrazione.
Registrazione a un servizio.
Aggiunta di un prodotto al carrello.

Quanto vale una conversione?
<p>Il passo successivo è associare <strong>valori monetari</strong> alle micro conversioni in modo da ottimizzare le campagne di marketing, soprattutto quelle Google ADS in cui potremo sfruttare la possibilità di gestire offerte “<em>Massimizza il valore della conversione</em>” ed eventualmente “<em>Imposta un ritorno sulla spesa pubblicitaria target</em>” con un <strong>ROAS Target</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-18-154556.png" width="1052" height="529" /></p>
<p>Questo è un passaggio che purtroppo è spesso sottovalutato ma è fondamentale per <strong>ottimizzare le campagne Google ADS</strong>. Infatti se ci limitiamo a importare o configurare in Google ADS le conversioni non abbiamo modo di far percepire a Google il peso da dare loro e rischiamo, ad esempio in un e-commerce, di tener conto solo degli acquisti ma non degli utenti che mettono prodotti nel carrello, si iscrivono alla newsletter o chiedono chiarimento sui prodotti.</p>
<p>Se da una parte Google ADS permette di classificare le conversioni come <strong>Principali</strong> (su cui ottimizzare le campagne) o <strong>Secondarie</strong> (che non vengono prese in considerazione per l’ottimizzazione delle campagne), assegnando anche un valore alle conversioni potremo <strong>dare il giusto peso alle conversioni</strong> principali suddividendole per importanza in base al valore attribuito.</p>
Come possiamo dare un valore alle conversioni?
<p>Facciamo un esempio: supponendo che il 20% delle persone che compilano un questionario diventino successivamente clienti, e la transazione media sia di 100 € con una marginalità di 50 €. Allora potremmo associare 10 € (cioè il 20% di 50 €) come valore della compilazione del questionario.</p>
<p>Per aggiungere un valore quando qualcuno ha completato un questionario è sufficiente:</p>

<em>Amministrazione</em> &gt; <em>Eventi</em>.
<em>Create Event</em> per vedere la tabella degli eventi personalizzati.
Cliccare sull&#8217;evento da modificare.
Nella sezione <em>Configurazione parametri</em>, cliccare su <em>Aggiungi modifica</em>.
Nel campo Parametro, inserire “valuta” o “currency”, nel campo Valore, inserire un tipo di valuta (ad esempio, EUR).
Cliccare su <em>Aggiungi modifica</em>.
Nel campo Parametro, inserire il “valore” o “value”.
Nel campo Nuovo valore, inserire il valore (ad esempio, 10 per 10 €).
Cliccare su <em>Salva</em>.

<p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-18-155330.png" width="975" height="820" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Collegano infine GA4 con Google ADS è possibile vedere l&#8217;intero ciclo del cliente, dal clic sugli annunci fino al completamento di micro e macro conversioni.</p>
<p>L&#8217;integrazione con Google ADS è fondamentale anche per il remarketing permettendo alle ADS di utilizzare le Audience basate sui target di Analytics di cui abbiamo parlato all&#8217;inizio.</p>
Dove dobbiamo vedere cosa succede?
<p>GA4 offre diverse raccolte di report basate sulle informazioni fornite durante la configurazione.</p>
<p>Il principale set predefinito di report da esaminare è “<em>Ciclo di vita/Life cycle</em>”, che aiuta a capire ogni fase del percorso del cliente, dall&#8217;acquisizione al coinvolgimento, alla monetizzazione e alla retention.</p>
<p>Può essere sostituito dalla raccolta degli obiettivi aziendali in alcune configurazioni in cui è stato selezionato &#8220;Aumentare la consapevolezza del marchio&#8221;, &#8220;Esaminare il comportamento dell&#8217;utente&#8221;, &#8220;Generare lead&#8221; o &#8220;Generare vendite online&#8221; durante la configurazione.</p>
<p>Anche la raccolta Utenti/User, ci aiuta a capire chi utilizza il sito, compresi i dati demografici (ad esempio, età e località da cui navigano) e la tecnologia che utilizzano (ad esempio, versione del browser, versione dell&#8217;app).</p>
<p>Nel caso non fossero disponibili nella nostra configurazione si può provare ad accedere alla voce <em>Library</em> (nel menu di sinistra in basso) e abilitarli.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-18-163915.png" width="1237" height="585" /></p>
Come creare report più approfonditi in GA4?
<p>Tramite il menu di sinistra di GA4 con la voce <em>Explore</em> / <em>Esplora</em> si possono generare report partendo da diverse impostazioni:</p>

<strong>Esplorazione del funnel</strong>: mostra dove gli utenti abbandonano i percorsi dei clienti che abbiamo pianificato e identifica quanto stanno avendo successo o fallendo ad ogni passo.
<strong>Esplorazione del percorso</strong>: mostra i percorsi che gli utenti seguono mentre interagiscono con il nostro sito.
<strong>Sovrapposizione del segmento</strong>: permette di vedere se diversi segmenti di utenti si sovrappongono tra loro. È utile per identificare nuovi segmenti di utenti che soddisfano criteri complessi.
<strong>Esplorazione dell&#8217;utente</strong>: analizza gli utenti che compongono i segmenti creati. Si può anche approfondire le attività individuali degli utenti.
<strong>Esplorazione della coorte</strong>: mostra informazioni sul comportamento e sulle prestazioni dei gruppi di utenti correlati da attributi comuni.
<strong>Vita utente/User Lifetime</strong>: esamina il comportamento e il valore degli utenti nel corso della loro vita come clienti.

<p>Se, come me, non vi trovate completamente a vostro agio con i report di GA4, con la sezione Explore o con la customizzazione dei report, il consiglio è di giocare un po&#8217; con <a href="https://lookerstudio.google.com/"><strong>Google Looker Studio</strong></a>, la nuova versione di Google Data Studio, che è a disposizione gratuita di tutti gli utenti di Google.</p>
<p>Non è un tool perfetto ma nel 90% dei casi permette di costruire dei buoni report e delle dashboard efficaci con uno sforzo molto contenuto.</p>
E quindi?
<p>Le novità introdotte da Google Analytics 4 (GA4), segnano un passaggio cruciale per professionisti e aziende nel campo dell&#8217;analitica web. La messa in pratica dei suggerimenti forniti sono fondamentali per chi desidera sfruttare al meglio le nuove funzionalità di GA4, ottimizzando le strategie di marketing digitale e la comprendere il reale comportamento degli utenti del proprio sito.</p>
<p>Per chi volesse approfondire ulteriormente o avere un supporto in questa attività, potrebbe essere utile considerare un <a href="https://www.webmarketinggarden.it/formazione/corso-google-analytics-4-looker-studio/">corso specifico su GA4 e Looker Studio</a>, o un <a href="https://www.webmarketinggarden.it/contatti/">affiancamento per la fase di implementazione</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fga4-per-ottimizzare-le-strategie-di-digital-marketing%2F&amp;linkname=GA4%20per%20ottimizzare%20le%20strategie%20di%20digital%20marketing" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fga4-per-ottimizzare-le-strategie-di-digital-marketing%2F&amp;linkname=GA4%20per%20ottimizzare%20le%20strategie%20di%20digital%20marketing" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fga4-per-ottimizzare-le-strategie-di-digital-marketing%2F&amp;linkname=GA4%20per%20ottimizzare%20le%20strategie%20di%20digital%20marketing" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fga4-per-ottimizzare-le-strategie-di-digital-marketing%2F&amp;linkname=GA4%20per%20ottimizzare%20le%20strategie%20di%20digital%20marketing" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fga4-per-ottimizzare-le-strategie-di-digital-marketing%2F&#038;title=GA4%20per%20ottimizzare%20le%20strategie%20di%20digital%20marketing" data-a2a-url="https://www.webmarketinggarden.it/ga4-per-ottimizzare-le-strategie-di-digital-marketing/" data-a2a-title="GA4 per ottimizzare le strategie di digital marketing"></a></p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
