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	<title>Risorse e contenuti su AI - WMG</title>
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	<description>Consulenza e formazione sul web marketing ovvero come far diventare produttivo un sito internet.</description>
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	<title>Risorse e contenuti su AI - WMG</title>
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		<title>Dal ranking al grounding: cosa cambia tra Google e Microsoft nell’AI Search</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2026 13:56:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[GEO e AI Search non sono la stessa cosa per tutti. Se Google tenta di normalizzare il cambiamento, Microsoft sta ridisegnando le regole del gioco attorno a un concetto preciso: il grounding. Mentre Google dice che GEO e AEO sono ancora SEO (vedi anche il post precedente: La guida ufficiale di Google all’AI Optimization: cosa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>GEO e AI Search non sono la stessa cosa per tutti. Se Google tenta di normalizzare il cambiamento, Microsoft sta ridisegnando le regole del gioco attorno a un concetto preciso: il <strong>grounding</strong>. Mentre Google dice che GEO e AEO sono ancora SEO (vedi anche il post precedente: <a href="https://www.webmarketinggarden.it/la-guida-ufficiale-di-google-allai-optimization-cosa-dice-cosa-non-dice-e-cosa-preoccupa/">La guida ufficiale di Google all’AI Optimization: cosa dice, cosa non dice e cosa preoccupa</a>), Microsoft costruisce un framework concettuale distinto attorno al <em>grounding</em>: un sistema che non si limita a classificare pagine ma valuta se le informazioni sono sufficientemente attendibili da essere usate da un&#8217;AI per costruire una risposta. Le implicazioni pratiche divergono su metriche, strumenti e — soprattutto — su cosa significa essere &#8220;visibili&#8221; nell&#8217;era dell&#8217;AI. Nel seguito ho cercato di mettere a confronto le due impostazioni.</p>
Lo stesso problema, due narrazioni diverse
<p>Il 15 maggio 2026 Google ha pubblicato la sua guida ufficiale all&#8217;ottimizzazione per le funzionalità AI nella ricerca, con un messaggio netto: <a href="https://www.webmarketinggarden.it/la-guida-ufficiale-di-google-allai-optimization-cosa-dice-cosa-non-dice-e-cosa-preoccupa/">GEO e AEO non sono discipline separate, è ancora SEO</a>. La posizione è difendibile nel perimetro di Google Search: le AI Overviews si appoggiano agli stessi sistemi di ranking già in uso, integrati con RAG (Retrieval-Augmented Generation) e query fan-out. Chi ottimizza bene per la ricerca tradizionale — contenuti autorevoli, struttura tecnica pulita, esperienza utente — ha le basi per comparire anche nelle risposte AI.</p>
<p>Microsoft, con una serie di post ufficiali pubblicati tra febbraio e maggio 2026 sul blog di Bing, costruisce invece una narrativa più articolata. Il punto di partenza è lo stesso: l&#8217;AI ha cambiato il modo in cui le informazioni vengono recuperate e presentate. Ma la conclusione è diversa. Per Microsoft, <strong>il grounding non è un&#8217;estensione della ricerca tradizionale</strong> — è una funzione con obiettivi, metriche e criteri di qualità propri. E quella distinzione ha conseguenze pratiche dirette per chiunque gestisce contenuti web.</p>
Grounding: la parola chiave che Google non usa
<p>Il concetto centrale della strategia Microsoft è il <strong>grounding</strong>: il sistema che collega i modelli AI generativi a informazioni esterne, attuali e verificabili — impedendogli di rispondere basandosi solo su ciò che ha &#8220;imparato&#8221; durante il training. Come scrive Jordi Ribas, Corporate Vice President di Microsoft Search &amp; AI, <a href="https://blogs.bing.com/search/February-2026/Elevating-the-Role-of-Grounding-on-the-AI-Web">Microsoft grounding alimenta oggi quasi tutti i principali assistenti AI del mercato</a> — non solo Bing e Copilot, ma una quota rilevante dell&#8217;ecosistema AI globale.</p>
<p>Questo approccio è fondamentale. Se Google parla di ottimizzazione per Google Search, Microsoft implica che le sue linee guida sul grounding siano rilevanti per un perimetro molto più ampio: ChatGPT (che usa principalmente Bing per la navigazione web), Copilot, e qualunque AI che sfrutti Microsoft grounding come infrastruttura. Chi segue le indicazioni di Bing non ottimizza solo per Bing.</p>
<p>Il cuore della differenza concettuale è nel <strong>cambio dell&#8217;unità di valore</strong>. La ricerca tradizionale ottimizza per il documento: quale pagina visitare. Il grounding ottimizza per l&#8217;<em>informazione groundabile</em>: un fatto discreto, verificabile, con provenienza chiara, che un sistema AI può usare responsabilmente per costruire una risposta. Non è la stessa cosa. Un documento eccellente per la ricerca tradizionale può essere inadatto al grounding se contiene affermazioni non verificabili, dati obsoleti, o fonti contraddittorie non disambiguate.</p>
La grande differenza: cosa misurano i due sistemi
<p>Il post <a href="https://blogs.bing.com/search/May-2026/Evolving-role-of-the-index-From-ranking-pages-to-supporting-answers">&#8220;Evolving role of the index&#8221;</a> (Bing, maggio 2026) è forse il documento più denso di implicazioni pratiche. Microsoft descrive esplicitamente come le metriche dell&#8217;indice cambino quando l&#8217;obiettivo è il grounding invece del ranking tradizionale:</p>

<strong>Fedeltà fattuale</strong>: nella ricerca tradizionale, un ranking imperfetto è tollerabile — l&#8217;utente clicca, valuta, torna indietro. Nel <strong>grounding</strong>, un fatto distorto durante il chunking o la trasformazione dell&#8217;indice produce direttamente una risposta sbagliata. Non c&#8217;è l&#8217;utente che valuta e corregge in tempo reale. Si è visto che i navigatori abbassano la soglia critica per le risposte fornite dall&#8217;AI.
<strong>Qualità dell&#8217;attribuzione della fonte</strong>: nella ricerca tradizionale, l&#8217;attribuzione è utile ma l&#8217;utente decide autonomamente di cosa fidarsi. Nel grounding, la provenienza è un segnale core: non tutte le fonti indicizzate hanno lo stesso peso probatorio per una risposta AI.
<strong>Freschezza</strong>: un contenuto obsoleto degrada il ranking. Nel grounding, un fatto obsoleto produce direttamente una risposta errata — con una frequenza e un impatto molto maggiori.
<strong>Gestione delle contraddizioni</strong>: la ricerca tradizionale può mostrare due fonti contrapposte e lasciare all&#8217;utente l&#8217;arbitraggio. Il grounding non può: un sistema che sintetizza silenziosamente tra fonti contraddittorie rischia di affermare con sicurezza la cosa sbagliata. L&#8217;alternativa corretta, secondo Microsoft, è l&#8217;<strong>astensione</strong>: per l&#8217;utente questo si traduce solitamente in risposte del tipo &#8220;Le fonti non concordano su&#8230;&#8221; oppure l&#8217;omissione della citazione del nostro sito.

<p>Google non fornisce un framework analogo. La guida di maggio 2026 indica gli stessi princìpi di qualità da sempre promossi (E-E-A-T, contenuto non generico, utilità reale), ma non entra nel merito di come il sistema AI valuta la &#8220;groundabilità&#8221; di una fonte, né descrive le metriche interne che determinano la selezione. Dal punto di vista dei produttori di contenuto, la guida Google è più prescrittiva su cosa <em>non fare</em> (tattiche inutili come llms.txt, chunking forzato, schema.org &#8220;AI-specific&#8221;) che su cosa fare per essere preferiti nelle risposte AI.</p>
Il retrieval cambia forma: non è più un singolo passo
<p>Un altro elemento che distingue l&#8217;approccio Microsoft è la descrizione del retrieval come <strong>sistema iterativo</strong>, non come singolo scambio query-risultato. Nella ricerca tradizionale, il modello è lineare: query → risultati classificati → clic utente. Nel grounding per risposte AI, il processo opera in loop: il sistema recupera informazioni, valuta la fiducia, genera domande di follow-up, raffina il retrieval, combina evidenze da fonti multiple, e può rivalutare quando la confidenza è bassa.</p>
<p>Questa architettura a loop ha implicazioni non banali. Un errore sottile nei passi iniziali di retrieval si amplifica nei passaggi successivi, senza che nessun utente possa intervenire in tempo reale a correggere. La guida Microsoft sottolinea che i sistemi di retrieval per il grounding devono ottimizzare non per il recupero one-shot, ma per un <strong>comportamento coerente e ripetibile su utilizzi iterativi</strong>. Per un produttore di contenuti, questo significa che la struttura e la chiarezza del contenuto non servono solo all&#8217;indicizzazione iniziale, ma influenzano ogni ciclo di retrieval successivo.</p>
<p>Google descrive meccanismi simili tramite il concetto di <em>query fan-out</em> — dove una query originale viene espansa in query correlate simultanee — ma non entra nel dettaglio del processo iterativo con astensione come esito valido. L&#8217;impressione è che Google voglia rassicurare i produttori di contenuto (&#8220;ottimizzate come sempre&#8221;), mentre Microsoft descriva l&#8217;infrastruttura con maggiore trasparenza.</p>
AI Performance in Bing Webmaster Tools: le metriche che Google non offre ancora
<p>La differenza più concreta e operativa tra i due ecosistemi riguarda la <strong>misurazione</strong>. A febbraio 2026, Microsoft ha introdotto in public preview la sezione AI Performance in Bing Webmaster Tools: <a href="https://blogs.bing.com/webmaster/February-2026/Introducing-AI-Performance-in-Bing-Webmaster-Tools-Public-Preview">un dashboard che mostra come i contenuti del sito vengono citati nelle risposte AI</a> di Microsoft Copilot, nei sommari generativi di Bing e nelle integrazioni con partner selezionati.</p>
<p>Le metriche disponibili includono:</p>

<strong>Total Citations</strong>: quante volte i contenuti del sito vengono mostrati come fonte in risposte AI-generated nel periodo selezionato.
<strong>Average Cited Pages</strong>: media giornaliera di pagine uniche citate come fonte in risposte AI.
<strong>Grounding queries</strong>: le frasi chiave usate dall&#8217;AI nel recupero dei contenuti poi citati — un segnale diretto su quali topic già &#8220;funzionano&#8221; per il grounding.
<strong>Page-level citation activity</strong>: quali URL specifici vengono citati più frequentemente, non in relazione al ranking, ma alla frequenza di citazione nelle risposte AI.
<strong>Visibility trends</strong>: evoluzione temporale dell&#8217;attività di citazione, utile per identificare l&#8217;impatto delle modifiche ai contenuti.

<p>Google Search Console mostra dati di impression per le AI Overviews, ma in modo parziale e senza il livello di dettaglio sulle query di grounding che Bing Webmaster Tools offre già. La guida Google di maggio 2026 non menziona strumenti specifici per misurare la visibilità nelle risposte AI — un&#8217;assenza significativa per chi deve giustificare investimenti in ottimizzazione al management.</p>
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-28-151314.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-28-151314-1024x703.png" width="960" height="659" /></a></p>
<p>Per chi gestisce siti con traffico rilevante su Bing e Copilot, l&#8217;AI Performance dashboard è oggi lo strumento più avanzato disponibile per capire cosa succede realmente al proprio contenuto nell&#8217;era AI. Il fatto che Bing grounding alimenti anche ChatGPT e altri assistenti rende questi dati più rappresentativi di quanto il solo market share di Bing suggerirebbe.</p>
Contenuti di qualità: convergenza sui princìpi, divergenza sugli strumenti
<p>Tolte le differenze di framework e misurazione, le indicazioni pratiche sui contenuti convergono su alcuni princìpi fondamentali — il che conferma che queste basi sono valide in tutti gli ecosistemi AI:</p>

<strong>Profondità e competenza</strong>: Microsoft indica che le pagine citate per specifiche query di grounding riflettono focus tematico chiaro e competenza di dominio. Coincide esattamente con la logica E-E-A-T di Google.
<strong>Struttura e chiarezza</strong>: intestazioni chiare, tabelle, sezioni FAQ facilitano l&#8217;estrazione di informazioni da parte dei sistemi AI. Google lo dice per la leggibilità umana; Bing lo dice esplicitamente per il grounding.
<strong>Supporto con evidenze</strong>: esempi, dati, fonti citate costruiscono la fiducia quando il contenuto viene riutilizzato in risposte AI. Bing aggiunge un elemento che Google non enfatizza altrettanto: eliminare l&#8217;ambiguità tra formati diversi — allineare testo, immagini e video affinché rappresentino coerentemente le stesse entità, prodotti o concetti.
<strong>Freschezza</strong>: Microsoft raccomanda aggiornamenti regolari e promuove <strong>IndexNow</strong> come strumento per notificare rapidamente i motori di ricerca partecipanti di ogni modifica. Una soluzione pratica e immediata che Google non ha ancora integrato in modo altrettanto esplicito nelle linee guida AI.

<p>Dove le guide divergono con maggiore evidenza è sul tema della<strong> fiducia come infrastruttura</strong>. Il post <a href="https://blogs.bing.com/search/May-2026/Keeping-Trusted-Content-Visible-in-an-AI-Powered-Search-World">&#8220;Keeping Trusted Content Visible&#8221;</a> affronta esplicitamente la dimensione della safety: Public Safety Announcements contestuali, rilevamento del rischio a livello di query, SafeSearch differenziato per età e contesto legale. È una prospettiva sistemica — la fiducia non è solo un segnale di qualità dei contenuti, ma un requisito strutturale dell&#8217;esperienza di ricerca AI. Google non ha un corrispettivo diretto in questa guida.</p>
Cosa fare operativamente: priorità per Google e Microsoft
<p>Tenendo insieme i due framework, queste sono le priorità operative per chi vuole ottimizzare per entrambi gli ecosistemi AI:</p>

<strong>Verificare la citabilità dei propri contenuti chiave</strong>: ogni pagina strategica deve contenere fatti discreti e verificabili, con fonti esplicite. Il contenuto che &#8220;si capisce dal contesto&#8221; non è groundable in modo affidabile. Un audit fattuale delle pagine principali è oggi più urgente di un audit keyword.
<strong>Attivare Bing Webmaster Tools e monitorare AI Performance</strong>: è lo strumento di misurazione più avanzato disponibile oggi per la visibilità AI. Identificare le Grounding queries già attive sui propri contenuti è un punto di partenza concreto per le ottimizzazioni.
<strong>Implementare IndexNow</strong>: riduce la latenza tra la pubblicazione o l&#8217;aggiornamento di un contenuto e la sua disponibilità per il grounding. Rilevante soprattutto per siti editoriali, e-commerce e tutto ciò che ha contenuti time-sensitive.
<strong>Eliminare le contraddizioni interne tra pagine</strong>: fonti che si contraddicono su fatti chiave creano conflitti che i sistemi di grounding devono gestire — con il rischio di astensione o risposta scorretta. La coerenza fattuale tra i contenuti principali è diventata un fattore tecnico di primo piano.
<strong>Non investire nelle tattiche smentite da entrambi</strong>: llms.txt, chunking artificiale, markup speciali per AI, schema.org aggiuntivi per le funzionalità generative. Né Google né Microsoft ne richiedono.
<strong>Tenere presente il perimetro allargato del grounding Microsoft</strong>: chi produce contenuti ad alto valore informativo — guide tecniche, analisi di settore, ricerche — dovrebbe considerare che Bing grounding alimenta anche ChatGPT e altri assistenti. Ottimizzare per Bing Webmaster Tools ha un raggio d&#8217;azione più ampio di quanto il solo market share di Bing suggerirebbe.

<p>Riassumendo:</p>



Priorità
Azione
Perché conta




Alta
Verificare fatti, date, fonti e contraddizioni interne
Migliora la groundabilità


Alta
Attivare Bing Webmaster Tools
Permette di misurare citazioni AI


Media
Implementare IndexNow
Riduce la latenza di aggiornamento


Media
Ristrutturare contenuti con heading, FAQ, tabelle
Facilita estrazione e citazione


Bassa
Evitare tattiche non supportate
Riduce lavoro inutile



Fonti

<a href="https://blogs.bing.com/search/May-2026/Keeping-Trusted-Content-Visible-in-an-AI-Powered-Search-World">Keeping Trusted Content Visible in an AI-Powered Search World</a> — Bing Search Blog, Elena Yndurain, 13 maggio 2026
<a href="https://blogs.bing.com/search/May-2026/Evolving-role-of-the-index-From-ranking-pages-to-supporting-answers">Evolving role of the index: From ranking pages to supporting answers</a> — Bing Search Blog, Krishna Madhavan, Knut Risvik, Meenaz Merchant, 6 maggio 2026
<a href="https://blogs.bing.com/search/February-2026/Elevating-the-Role-of-Grounding-on-the-AI-Web">Elevating the Role of Grounding on the AI Web</a> — Bing Search Blog, Jordi Ribas, 12 febbraio 2026
<a href="https://blogs.bing.com/webmaster/February-2026/Introducing-AI-Performance-in-Bing-Webmaster-Tools-Public-Preview">Introducing AI Performance in Bing Webmaster Tools Public Preview</a> — Bing Webmaster Blog, Krishna Madhavan et al., 10 febbraio 2026
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=GRwidby2G0U">Video correlato: Bing AI Search e Grounding</a> — YouTube, 2026
<a href="https://www.webmarketinggarden.it/la-guida-ufficiale-di-google-allai-optimization-cosa-dice-cosa-non-dice-e-cosa-preoccupa/">La guida ufficiale di Google all&#8217;AI Optimization: cosa dice, cosa non dice e cosa preoccupa</a> — Web Marketing Garden, Roberto Ghislandi, 25 maggio 2026 (articolo di riferimento per il confronto)

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		<title>La guida ufficiale di Google all&#8217;AI Optimization: cosa dice, cosa non dice e cosa preoccupa</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2026 09:04:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[SEO-SEM]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 15 maggio 2026 Google ha pubblicato la sua guida ufficiale all&#8217;ottimizzazione per le funzionalità di ricerca basate sull&#8217;AI generativa (AI Overviews, AI Mode). Il messaggio centrale è netto: AEO e GEO non sono discipline separate, è sempre SEO. Ma la guida ha anche zone d&#8217;ombra che vale la pena considerare prima di agire. Una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 15 maggio 2026 Google ha pubblicato la sua guida ufficiale all&#8217;ottimizzazione per le funzionalità di ricerca basate sull&#8217;AI generativa (AI Overviews, AI Mode). Il messaggio centrale è netto: AEO e GEO non sono discipline separate, è sempre SEO. Ma la guida ha anche zone d&#8217;ombra che vale la pena considerare prima di agire.</p>
Una guida attesa da tempo — e finalmente ufficiale
<p>Per mesi il mercato della consulenza SEO è stato invaso da sigle come AEO (Answer Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization), spesso associate a servizi a pagamento che promettevano visibilità nelle risposte AI. Il 15 maggio 2026, Google ha pubblicato una pagina ufficiale nella sua Search Central Documentation: <a href="https://developers.google.com/search/docs/fundamentals/ai-optimization-guide?hl=it">Ottimizza il tuo sito web per le funzionalità di AI generativa nella Ricerca Google</a>. Si tratta della prima guida esplicita e organica su questo tema, e il suo valore principale è proprio quello di mettere nero su bianco posizioni fino ad allora sparse tra conferenze, podcast e dichiarazioni informali.</p>
<p>La guida, anche se si rivolge ai webmaster e ai professionisti SEO, è utile per tutti coloro che devono capire a chi affidarsi e a quali false promesse non credere.</p>
<p>Gli aspetti coperti riguardano il posizionamento nei risultati delle ricerche basate sull&#8217;AI, in particolare AI Overviews (le risposte sintetiche che appaiono in cima ai risultati) e AI Mode, il motore conversazionale che Google sta espandendo progressivamente.</p>
Il punto centrale: AEO e GEO sono ancora SEO
<p>La posizione di Google è netta:</p>
<p>«Dal punto di vista della Ricerca Google, ottimizzare per la ricerca basata sull&#8217;AI generativa significa ottimizzare per l&#8217;esperienza di ricerca, perciò si tratta sempre di SEO.»</p>
<p>Questa affermazione demolisce due anni di narrativa costruita attorno a nuovi acronimi. Google spiega che le sue funzionalità di AI generativa si basano sui medesimi sistemi di ranking e qualità già in uso nella ricerca tradizionale, con due tecniche specifiche che operano in background:</p>

<strong>RAG (Retrieval-Augmented Generation)</strong>: il modello AI recupera pagine pertinenti dall&#8217;indice di ricerca e le usa come base per generare risposte più accurate e aggiornate, mostrando link cliccabili alle fonti.
<strong>Query fan-out</strong>: a partire da una query originale, il sistema genera automaticamente query correlate simultanee per recuperare maggiori informazioni. Un esempio fornito nella guida: per &#8220;come sistemare un prato pieno di erbacce&#8221;, le query di fan-out includono &#8220;migliori erbicidi&#8221;, &#8220;rimozione senza prodotti chimici&#8221;, &#8220;come prevenire le erbacce&#8221;.

<p>Questo significa che la SEO tradizionale — contenuti di qualità, architettura tecnica pulita, autorevolezza del dominio — rimane il fondamento anche per la visibilità nelle risposte AI. Come <a href="https://www.searchenginejournal.com/googles-new-ai-search-guide-calls-aeo-and-geo-still-seo/575026/">ha analizzato Search Engine Journal</a>, la guida consolida in un unico documento posizioni che Gary Illyes e Cherry Prommawin avevano già espresso al Search Central Live: GEO e AEO non richiedono framework separati per Google Search.</p>
La sezione &#8220;sfatare i miti&#8221;: Google nomina esplicitamente le tattiche inutili
<p>La parte più interessante dal punto di vista pratico della guida è quella dedicata al mythbusting. Google elenca in modo esplicito una serie di pratiche che i proprietari di siti web <strong>possono ignorare</strong> per la ricerca Google, almeno per quanto riguarda la visibilità nelle funzionalità AI:</p>

<strong>File llms.txt e markup &#8220;speciali&#8221;</strong>: non è necessario creare file leggibili dalle macchine, file di testo per l&#8217;AI o Markdown aggiuntivi. Google può indicizzare molti tipi di file, ma questo non significa che vengano trattati in modo privilegiato.
<strong>Chunking del contenuto</strong>: nessuna necessità di suddividere i contenuti in frammenti brevi per facilitarne la comprensione da parte dell&#8217;AI. I sistemi di Google sono progettati per comprendere più argomenti su una stessa pagina.
<strong>Riscrivere i contenuti per l&#8217;AI</strong>: i modelli AI di Google comprendono sinonimi e significati generali. Non è necessario moltiplicare varianti long-tail per ogni possibile formulazione di ricerca.
<strong>Menzioni non autentiche</strong>: cercare citazioni artificiali su blog, forum o video non è utile quanto sembra. I sistemi di ranking si concentrano sulla qualità; quelli anti-spam bloccano i pattern manipolativi.
<strong>Schema.org speciale per AI</strong>: i dati strutturati non sono requisiti per le funzionalità AI di Google. Restano utili per i rich result tradizionali, ma non costituiscono un canale preferenziale verso AI Overviews o AI Mode.

<p>Questa lista è importante non solo per ciò che dice, ma per ciò che implica: una parte consistente dei servizi &#8220;AEO/GEO&#8221; venduti negli ultimi due anni si basava su premesse che Google ora smentisce ufficialmente nella sua documentazione.</p>
Contenuto non generico: il principio cardine
<p>La guida identifica un principio che sovrasta gli altri: il <strong>contenuto non generico</strong>. Google contrappone esplicitamente due tipologie:</p>

<strong>Contenuto generico</strong>: «7 consigli per chi acquista casa per la prima volta» — informazioni comuni, reperibili ovunque, non distintive.
<strong>Contenuto non generico</strong>: «Perché abbiamo rinunciato all&#8217;ispezione e risparmiato: uno sguardo all&#8217;interno della rete fognaria» — prospettiva unica, basata su esperienza diretta, che aggiunge valore oltre il sapere convenzionale.

<p>Questa distinzione non è nuova — coincide con la logica degli E-E-A-T (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness) che Google promuove da anni — ma averlo sottolineato nella guida ufficiale della guida AI le conferisce un peso esplicito. I sistemi RAG esaminano più fonti contemporaneamente: per essere selezionati, i contenuti devono offrire qualcosa che gli altri non offrono. Il contenuto prodotto assemblando ciò che già esiste in rete — o che potrebbe essere generato da qualsiasi LLM — non ha alcun vantaggio competitivo nelle risposte AI.</p>
<p>Questo vale anche e soprattutto per i contenuti generati con strumenti AI: la guida non li vieta, ma precisa che devono soddisfare gli stessi standard qualitativi e rispettare le norme anti-spam. Un avviso che spesso si trascura.</p>
Struttura tecnica: nessuna rivoluzione, ma un avvertimento sugli agenti
<p>Sul piano tecnico, la guida conferma le best practice note:</p>

Le pagine devono essere indicizzabili e idonee agli snippet per poter apparire nelle funzionalità AI.
HTML semantico è preferibile, non perché lo richiedano gli algoritmi AI, ma perché facilita la navigazione agli screen reader e — dettaglio non esplicitato nella guida — agli agenti AI che interpretano l&#8217;albero di accessibilità.
I siti con JavaScript devono seguire le best practice SEO per JS: il rendering lato client resta una fonte di problemi di indicizzazione.
La page experience (Core Web Vitals, mobile friendliness, assenza di interstitial invasivi) rimane rilevante.

<p>La novità più interessante in questa sezione è l&#8217;introduzione degli <strong>agenti AI</strong>. Google descrive agenti autonomi che possono operare per conto degli utenti — prenotare, comparare prodotti, raccogliere dati — accedendo ai siti tramite analisi di screenshot, ispezione del DOM e interpretazione dell&#8217;albero di accessibilità. La guida rimanda alle best practice per siti ottimizzati per agenti su web.dev e menziona il nascente <strong>Universal Commerce Protocol (UCP)</strong>, sviluppato con Shopify, come standard emergente per consentire agli agenti di ricerca di operare in modo più strutturato sui siti e-commerce.</p>
<p>Questa sezione non sottovalutarla: rappresenta il prossimo vettore di disintermediazione del traffico web.</p>
Cosa manca nella guida
<p>La guida di Google è interessante ma alcune omissioni sono significative e meritano qualche riflessione.</p>
<p><strong>Il problema del traffico non viene affrontato.</strong> La guida non riporta dati reali sull&#8217;impatto delle AI Overviews sul traffico organico. Eppure i numeri esistono: <a href="https://www.seo-kreativ.de/en/blog/google-ai-overviews-updates-2026-en/">ricerche indipendenti del 2026 documentano un calo del CTR organico fino al 58%</a> sulle query in cui si attiva un AI Overview. La prima posizione organica su queste query vede il CTR scendere dal 27% a circa l&#8217;11%. Il messaggio &#8220;ottimizzate bene e arriverete nelle risposte AI&#8221; nasconde una verità scomoda: anche chi viene citato nelle risposte AI non recupera necessariamente il traffico perso, perché l&#8217;utente ottiene la risposta direttamente nella SERP senza cliccare. La visibilità è aumentata; il traffico è un&#8217;altra storia.</p>
<p><strong>La guida è Google-centrica per definizione.</strong> Ridurre AEO e GEO a &#8220;ancora SEO&#8221; è corretto per Google Search, ma il panorama attuale include ChatGPT, Perplexity, Gemini, Copilot e altri motori AI che operano con logiche diverse, e che non si basano sul medesimo indice di ricerca. Ottimizzare per la visibilità in questi ambienti richiede attenzioni specifiche che la guida non contempla — ed è comprensibile che Google non guidi i propri utenti verso i competitor, ma va tenuto presente.</p>
<p><strong>Nessun dato misurabile, nessuna metrica di riferimento.</strong> La guida consiglia di creare contenuti di qualità, non generici, utili, con punto di vista unico. Tutto condivisibile, ma non misurabile. Non viene fornito alcun indicatore per valutare la propria visibilità nelle risposte AI — nemmeno un rimando sistematico a Search Console, dove peraltro i dati sulle impression in AI Overviews restano parziali e opachi. Un&#8217;occasione mancata.</p>
<p><strong>Il conflitto di interessi viene ovviamente taciuto.</strong> Google trarrà vantaggio dall&#8217;AI Mode trattenendo gli utenti più a lungo nella SERP — con meno click verso i siti terzi. La guida incoraggia a produrre contenuti di qualità affinché vengano inclusi nelle risposte AI, ma questo serve principalmente a migliorare la qualità delle risposte di Google, non necessariamente a generare traffico verso i publisher. Il modello mutualistico implicito nella guida (&#8220;create buoni contenuti, noi vi citiamo&#8221;) va preso un po&#8217; &#8220;con le pinze&#8221;.</p>
Cosa fare operativamente
<p>Ciò detto. impotizziamo alcune indicazioni pratiche per chi gestisce siti editoriali, informativi o di servizio:</p>

<strong>Smettere di investire in tattiche smentite da Google</strong>: llms.txt, chunking forzato, schema.org &#8220;AI-specific&#8221;, acquisto di menzioni artificiali.
<strong>Concentrarsi sul contenuto distintivo</strong>: dati proprietari, case study, opinioni esperte, esperienze dirette. Qualsiasi contenuto che un LLM non potrebbe generare autonomamente perché non esiste ancora in rete.
<strong>Monitorare le impressioni in Search Console</strong> sulle query in cui si attivano AI Overviews, confrontando CTR pre e post-attivazione.
<strong>Considerare la diversificazione della distribuzione</strong>: newsletter, community, canali diretti. L&#8217;erosione del traffico da ricerca organica non è reversibile con la sola SEO.
<strong>Seguire l&#8217;evoluzione degli agenti AI</strong>: UCP (<strong>Universal Commerce Protocol</strong>) e le best practice per siti agent-friendly diventeranno rilevanti più in fretta di quanto si pensi, soprattutto per l&#8217;e-commerce.

Fonti

<a href="https://developers.google.com/search/docs/fundamentals/ai-optimization-guide?hl=it">Ottimizza il tuo sito web per le funzionalità di AI generativa nella Ricerca Google</a> — Google Search Central Documentation, 21 maggio 2026
<a href="https://www.searchenginejournal.com/googles-new-ai-search-guide-calls-aeo-and-geo-still-seo/575026/">Google&#8217;s New AI Search Guide Calls AEO And GEO &#8216;Still SEO&#8217;</a> — Search Engine Journal, Matt G. Southern, 15 maggio 2026
<a href="https://developers.google.com/search/blog/2026/05/a-new-resource-for-optimizing">A new resource for optimizing for generative AI in Google Search</a> — Google Search Central Blog, maggio 2026
<a href="https://www.seo-kreativ.de/en/blog/google-ai-overviews-updates-2026-en/">AI Overviews Traffic 2026: 58% CTR Drop and Google&#8217;s Response</a> — SEO Kreativ, 2026
<a href="https://pasqualepillitteri.it/en/news/811/google-ai-mode-zero-click-seo-2026-en">Google AI Mode and Zero-Click: 93% of Searches No Longer Generate Clicks</a> — Pasquale Pillitteri, 2026

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			</item>
		<item>
		<title>Google Ads nuove feature 2026: AI Max, PMax, Demand Gen</title>
		<link>https://www.webmarketinggarden.it/google-ads-nuove-feature-2026-ai-max-pmax-demand-gen/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 13:21:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Google ADS]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 2026 Google Ads è entrato nella sua fase più AI-centric: AI Max è uscito dalla beta il 15 aprile e ha integrato DSA (Dynamic Search Ads, annunci Search dinamici generati dal contenuto del sito), ACA (Automatically Created Assets, asset testuali creati in automatico) e &#8211; da settembre prossimo &#8211; avremo broad match a livello [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2026 Google Ads è entrato nella sua fase più AI-centric: AI Max è uscito dalla beta il 15 aprile e ha integrato DSA (Dynamic Search Ads, annunci Search dinamici generati dal contenuto del sito), ACA (Automatically Created Assets, asset testuali creati in automatico) e &#8211; da settembre prossimo &#8211; avremo broad match a livello di campagna. Performance Max (PMax) — guadagna asset experiments e più search themes, Demand Gen integra Veo 3.1 e Creator Partnerships, e le Real-Time Policy Reviews abbattono i tempi di approvazione delle RSA (Responsive Search Ads, annunci di ricerca responsive) a pochi secondi.</p>
<p>Il secondo trimestre 2026 sarà il più denso di aggiornamenti su Google Ads degli ultimi anni. In meno di quattro mesi Google ha portato AI Max in general availability (GA, disponibilità pubblica per tutti gli advertiser), ridefinito il destino di Dynamic Search Ads e Automatically Created Assets, ampliato le capacità creative di Demand Gen con la generative video di Veo 3.1 e introdotto un sistema di policy review quasi istantaneo. Per chi gestisce account Google Ads a livello professionale — sia in house sia in agenzia — questi cambiamenti impongono una revisione della struttura campagne, dei processi creativi e del calendario di deprecation entro settembre 2026.</p>
AI Max per Search esce dalla beta: cosa cambia da aprile a settembre
<p><strong>AI Max per Search</strong> è la feature più importante dell&#8217;anno. Il 15 aprile 2026 Google ha annunciato l&#8217;uscita ufficiale dalla beta e la roadmap di migrazione che riguarderà tutti gli advertiser entro settembre. AI Max è un layer di automazione applicato alle campagne Search tradizionali: combina <strong>search term matching</strong> più ampio, <strong>text customization</strong> per la generazione dinamica di titoli e descrizioni, e <strong>final URL expansion</strong> per indirizzare l&#8217;utente alla landing più pertinente del sito. L&#8217;annuncio è in un <a href="https://blog.google/products/ads-commerce/dsa-upgrade-to-ai-max-2026/">post ufficiale del blog Google Ads</a>.</p>
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-23-200428.png"><img decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-23-200428-1024x560.png" width="960" height="525" /></a></p>
<p>Google ha dichiarato è un +7% medio di conversioni o valore di conversione, a parità di CPA (Cost Per Acquisition) e ROAS (Return On Ad Spend), per chi usa la suite completa rispetto al solo search term matching. Va letto con cautela: è una media su campagne partecipanti alla beta, quindi verosimilmente già ottimizzate.</p>
<p>Il passaggio avviene in due fasi:</p>

<strong>Fase 1 — volontaria, dalla settimana del 15 aprile 2026</strong>: disponibili upgrade tool one-click, strumenti di A/B test e banner in-UI (interfaccia utente) per chi usa ACA o broad match a livello campagna. Chi vuole governare la transizione la attiva ora, su campagne test, con metriche di controllo.
<strong>Fase 2 — automatica, da settembre 2026</strong>: tutte le campagne Search ancora su Dynamic Search Ads, Automatically Created Assets o campaign-level broad match vengono automaticamente migrate ad AI Max. Non sarà più possibile creare nuove campagne DSA da interfacci utente, Editor o API, come conferma <a href="https://ppc.land/google-ends-dynamic-search-ads-dsa-upgrades-to-ai-max-in-september/">PPC.land</a>.

<p>Il punto da non sottovalutare è il <strong>control layer</strong>: AI Max introduce controlli granulari su brand, location e URL, e le <em>text guidelines</em> universalmente disponibili da aprile permettono di vincolare il modo in cui l&#8217;AI genera e personalizza il copy. Chi pensa che AI Max sia &#8220;un DSA potenziato&#8221; deve prestare attenzione: è uno strato di automazione <em>con briglie</em>, e le briglie vanno settate.</p>
Performance Max: asset experiments, search themes e negativi a 10.000
<p>Performance Max continua la sua evoluzione con due aggiornamenti operativamente rilevanti. Il primo è l&#8217;estensione dei <strong>search themes</strong> da 25 a 50 per asset group. Più margine quindi per descrivere in linguaggio naturale il posizionamento della campagna e guidare la selezione delle query da parte dell&#8217;algoritmo. Per account con portafogli di prodotti ampi o stagionalità rilevante, è un cambiamento che dovrebbe portare a una copertura più ampia.</p>
<p>Il secondo è il nuovo <strong>asset experiments framework</strong>, annunciato ad aprile 2026, che permette di testare in modo strutturato PMax contro Shopping, Search o Display con split di traffico 50/50. È la risposta più concreta a una delle critiche storiche di PMax: la scarsa trasparenza nel misurare l&#8217;incrementalità rispetto ai canali tradizionali. Chi sta valutando una migrazione totale a PMax — o il rientro parziale su Shopping standard — ora ha uno strumento per farlo con dati comparabili.</p>
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-23-191954.png"><img decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-23-191954-1024x556.png" width="960" height="521" /></a></p>
<p>Da tenere presente anche l&#8217;aumento del limite di <strong>10.000 negative keywords</strong> per campagna PMax, applicabili a inventario Search e Shopping. Per account maturi, la gestione attiva delle negative liste — specialmente a livello account e tramite liste condivise — resta una delle leve principali per difendere il CPA dalle query marginali che l&#8217;AI tende a catturare in automatico.</p>
<p>Ultimo aggiornamento di contesto: Google sta aggiungendo l&#8217;<strong>inventario pubblicitario di Waze</strong> alle PMax con obiettivo <em>store goals</em>, con posizionamento come &#8220;Promoted Places in Navigation&#8221;. Al momento disponibile solo per advertiser US, è un segnale interessante per chi fa drive-to-store.</p>
Demand Gen: Veo 3.1, Creator Partnerships e lookalike AI-powered
<p>Demand Gen è la campagna dove l&#8217;integrazione AI è più visibile lato creativo. Con il <a href="https://blog.google/products/ads-commerce/demand-gen-drop-march-2026/">Demand Gen Drop di marzo 2026</a>, Google ha rilasciato la generazione video da immagini basata su <strong>Veo 3.1</strong> (il modello generativo video di Google DeepMind). In pratica: si caricano asset statici e il sistema produce varianti video in formati e risoluzioni multiple, con anchor creativi per bloccare asset su formati specifici. Per brand con inventario fotografico ampio ma produzione video limitata, riduce in modo tangibile il tempo-per-asset.</p>
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-23-200233.png"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-23-200233-1024x557.png" width="960" height="522" /></a></p>
<p>Più strategica la novità delle <strong>Creator Partnerships</strong>: la novità risiede nell&#8217;integrazione del flusso di lavoro: non è più solo un accordo &#8220;privato&#8221; tra brand e influencer, ma un asset gestibile via software.</p>
<p>Come funziona operativamente:</p>

<strong>Discovery</strong>: all&#8217;interno di Google Ads è possibile individuare i creator che hanno un&#8217;audience affine ai nostri prodotti (basandosi sui dati di navigazione di YouTube).
<strong>Workflow delle autorizzazioni</strong>: il creator carica il video sul proprio canale. Noi, dall&#8217;interfaccia Ads, chiediamo l&#8217;autorizzazione. Una volta approvata, il video compare tra i nostri asset utilizzabili senza che si debba ricaricarlo (mantenendo così i segnali di engagement organico).
L&#8217;<strong>impatto</strong> (Conversion Lift): Google dichiara un +30% di conversioni su YouTube Shorts quando si usa il contenuto di un creator rispetto a un video prodotto dal brand. Il contenuto del creator viene percepito come meno intrusivo e più autentico (native advertising), abbattendo le barriere psicologiche dell&#8217;utente.
<strong>Asset per Demand Gen</strong>: queste campagne non servono più solo per la &#8220;notorietà&#8221;, ma diventano il motore principale delle campagne Demand Gen (le eredi delle Discovery), puntando direttamente alla conversione sull&#8217;e-commerce.

L&#8217;evoluzione dei Segmenti Lookalike (dal 15 Marzo 2026)
<p>Questo è un cambio di paradigma fondamentale nel targeting, che passa da un modello &#8220;deterministico&#8221; a uno &#8220;predittivo&#8221;.</p>
<p>Cosa cambia:</p>

<strong>Prima</strong> (<strong>Strict Targeting</strong>): se si impostava un Lookalike al 2%, Google cercava utenti solo entro quel perimetro. Se l&#8217;utente era fuori, l&#8217;annuncio non veniva erogato.
<strong>Ora</strong> (<strong>AI-powered Signals</strong>): il segmento Lookalike diventa un suggerimento (seed). L&#8217;algoritmo lo usa come punto di partenza per capire chi è il nostro cliente tipo, ma ha il permesso di &#8220;uscire&#8221; dal segmento se intercetta un utente con alta probabilità di conversione che non fa parte di quel pubblico specifico.

Questo nuovo modo implica che non si può più forzare Google Ads a restare dentro un pubblico chiuso. Il controllo si sposta dal &#8220;chi&#8221; al &#8220;cosa&#8221; (la creatività e l&#8217;offerta).
<strong>Rivalutazione dei Segmenti Custom</strong>: se nelle vecchie campagne i segmenti custom servivano a limitare la spesa, oggi servono solo a dare una direzione iniziale.
Focus sui Dati di Prima Parte: poiché l&#8217;AI usa i nostri dati per imparare, la qualità del tracciamento (GTM/GA4) e delle nostre liste clienti caricare è più vitale che mai: se il dato in ingresso è sporco, l&#8217;algoritmo &#8220;esce&#8221; dal segmento seguendo tracce sbagliate.




<strong>Impostazioni di Lingua e Location </strong>ora sono disponibili a livello campagna e ad group, con più flessibilità per allocare budget tra mercati diversi all&#8217;interno della stessa campagna.

<p>Infine, Video Action Campaigns sono in via di upgrade a Demand Gen con obiettivo <em>YouTube Engagements</em>, che permette di ottimizzare su eventi quali channel subscription e follow-on view. Chi ha ancora VAC (Video Action Campaigns, campagne video orientate alla conversione) in pianificazione 2026 deve pianificare la migrazione.</p>
Real-Time Policy Reviews: approvazione delle RSA in tempo reale
<p>Una delle difficoltà storiche del workflow Google Ads è l&#8217;attesa di approvazione policy sulle Responsive Search Ads, spesso superiore all&#8217;ora anche per copy standard. Con le <strong>Real-Time Policy Reviews</strong> Google sposta il review direttamente dentro l&#8217;editor creativo: feedback istantaneo mentre si costruisce l&#8217;ad, e ads compliant che partono in delivery in pochi secondi anziché ore. L&#8217;annuncio è pubblicato sul <a href="https://business.google.com/us/accelerate/announcements/faster-ad-creation-with-real-time-policy-reviews/">portale Google Business</a>.</p>
<p>Stato attuale e roadmap:</p>

Disponibilità: <strong>text asset delle RSA</strong>, da UI Google Ads e Google Ads Editor.
Estensione prevista: <strong>Performance Max e Demand Gen</strong> nella seconda metà del 2026.
Beneficio operativo: tempi review da &#8220;oltre un&#8217;ora&#8221; a &#8220;tempo reale&#8221; per la maggioranza delle RSA, con contenuti dannosi bloccati già in fase di invio.

<p>L&#8217;impatto concreto è sui team che lavorano su campagne tattiche (lanci di promo, flash sale, eventi) dove il go-live rapido fa differenza tra ad visto e  fuori tempo massimo. Per chi gestisce alti volumi di ads, va anche rivisto il processo di controllo qualità: il review istantaneo riduce la barriera di ingresso ma non sostituisce il controllo interno sulla qualità copy e sulla coerenza brand.</p>
Timeline, deprecation e cosa rivedere subito nel setup
<p><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/TimeLine-Google-Ads-2026.png"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2026/04/TimeLine-Google-Ads-2026-1024x549.png" width="960" height="515" /></a></p>
<p>Sintetizzando, il calendario 2026 che coinvolge tutti gli account Google Ads potrebbe essere il seguente:</p>

<strong>Febbraio 2026</strong>: rimossa la possibilità di creare nuove Call-Only ads. Le esistenti smetteranno di ricevere impression a febbraio 2027. Transizione obbligata verso RSA con call asset, come documentato da <a href="https://www.mediapost.com/publications/article/414317/google-replacing-dynamic-search-ads-with-ai-max.html">MediaPost</a>.
<strong>15 marzo 2026</strong>: Lookalike segments diventano AI-powered signals su Demand Gen.
<strong>Aprile 2026</strong>: AI Max GA, asset experiments in PMax, Real-Time Policy Reviews per RSA.
<strong>30 aprile 2026</strong>: enforcement del check di univocità sulle Lookalike user list per Demand Gen — vanno verificate eventuali liste duplicate.
<strong>Aprile 2026 (API)</strong>: update dell&#8217;infrastruttura sull&#8217;Offline Conversion Import con riduzione degli errori di expired event e import più flessibili cross-account.
<strong>Settembre 2026</strong>: upgrade automatico di DSA, ACA e campaign-level broad match ad AI Max.

<p>Infine una possibile checklist da completare prima di settembre, in ordine di priorità:</p>

Audit delle campagne Search attive con <strong>DSA</strong>, <strong>ACA</strong> o <strong>campaign-level broad match</strong>: decidere quali migrare volontariamente in fase 1 per controllare la transizione.
Settaggio delle <strong>text guidelines AI Max</strong> per vincolare stili di copy e claim regolati.
Revisione delle <strong>negative keyword list</strong> a livello account e per PMax: l&#8217;automazione più spinta aumenta il rischio di match su query marginali.
Verifica delle <strong>Lookalike list</strong> Demand Gen per eliminare duplicati entro il 30 aprile.
Aggiornamento dei piani Performance Max per sfruttare i 50 search themes e pianificare un <strong>asset experiment</strong> sui canali più strategici.
Revisione del processo creativo Demand Gen per integrare Veo 3.1 e Creator Partnerships.

Concludendo
<p>Il filo conduttore è chiaro: Google sta terminando la fase &#8220;strumenti separati con controlli granulari&#8221; e aprendo quella &#8220;layer AI unico con controlli semantici&#8221;. Per advertiser senior significa meno tempo sulle manopole classiche (match type, asset rotation, DSA target) e più tempo sui <em>guardrail</em>: text guidelines, brand controls, negative list, experiment framework. Chi resiste al cambio rischia di subire l&#8217;upgrade automatico di settembre su campagne non preparate. Chi lo governa in fase 1 ottiene due mesi di dati comparabili per capire se AI Max migliora effettivamente le sue metriche, o se invece va compensato con controlli più stretti. Come sempre, il margine è nella qualità del feed dati a monte — conversioni offline, valore transazione, audience segmentate — più che nella nuova feature in sé.</p>
Fonti

<a href="https://blog.google/products/ads-commerce/dsa-upgrade-to-ai-max-2026/">Google&#8217;s Dynamic Search Ads are upgrading to AI Max</a> — Google Ads &amp; Commerce Blog, 15 aprile 2026
<a href="https://business.google.com/us/accelerate/announcements/faster-ad-creation-with-real-time-policy-reviews/">Get instant feedback and serve ads faster with Real-Time Policy Reviews</a> — Google Business Accelerate, aprile 2026
<a href="https://blog.google/products/ads-commerce/demand-gen-drop-march-2026/">Upgrade your creative performance with March&#8217;s Demand Gen Drop</a> — Google Ads &amp; Commerce Blog, marzo 2026
<a href="https://ppc.land/google-ends-dynamic-search-ads-dsa-upgrades-to-ai-max-in-september/">Google ends Dynamic Search Ads: DSA upgrades to AI Max in September</a> — PPC.land, aprile 2026
<a href="https://www.mediapost.com/publications/article/414317/google-replacing-dynamic-search-ads-with-ai-max.html">Google Replacing Dynamic Search Ads With &#8216;AI Max&#8217;</a> — MediaPost, 15 aprile 2026

<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fgoogle-ads-nuove-feature-2026-ai-max-pmax-demand-gen%2F&amp;linkname=Google%20Ads%20nuove%20feature%202026%3A%20AI%20Max%2C%20PMax%2C%20Demand%20Gen" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fgoogle-ads-nuove-feature-2026-ai-max-pmax-demand-gen%2F&amp;linkname=Google%20Ads%20nuove%20feature%202026%3A%20AI%20Max%2C%20PMax%2C%20Demand%20Gen" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fgoogle-ads-nuove-feature-2026-ai-max-pmax-demand-gen%2F&amp;linkname=Google%20Ads%20nuove%20feature%202026%3A%20AI%20Max%2C%20PMax%2C%20Demand%20Gen" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fgoogle-ads-nuove-feature-2026-ai-max-pmax-demand-gen%2F&amp;linkname=Google%20Ads%20nuove%20feature%202026%3A%20AI%20Max%2C%20PMax%2C%20Demand%20Gen" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.webmarketinggarden.it%2Fgoogle-ads-nuove-feature-2026-ai-max-pmax-demand-gen%2F&#038;title=Google%20Ads%20nuove%20feature%202026%3A%20AI%20Max%2C%20PMax%2C%20Demand%20Gen" data-a2a-url="https://www.webmarketinggarden.it/google-ads-nuove-feature-2026-ai-max-pmax-demand-gen/" data-a2a-title="Google Ads nuove feature 2026: AI Max, PMax, Demand Gen"></a></p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>L&#8217;Economia dell&#8217;Attenzione: Oltre la Viewability nel nuovo White Paper IAB Italia</title>
		<link>https://www.webmarketinggarden.it/leconomia-dellattenzione-oltre-la-viewability-nel-nuovo-white-paper-iab-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 09:33:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[ChatGpt]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Gemini]]></category>
		<category><![CDATA[riservatezza]]></category>
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					<description><![CDATA[Il mondo dell&#8217;advertising digitale, si sa, è sempre alla ricerca del miglioramento delle performance e in questi ultimi tempi compaiono sempre più ricerche che invece di occuparsi della sola visibilità dei nostri annunci cercano di capire l&#8217;attenzione reale che riescono a catturare. IAB Italia ha appena rilasciato il White Paper &#8220;Attention Metrics&#8221; (Dicembre 2025), un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo dell&#8217;advertising digitale, si sa, è sempre alla ricerca del miglioramento delle performance e in questi ultimi tempi compaiono sempre più ricerche che invece di occuparsi della sola visibilità dei nostri annunci cercano di capire l&#8217;attenzione reale che riescono a catturare. IAB Italia ha appena rilasciato il White Paper &#8220;<a href="https://iab.it/iab-italia-pubblica-il-white-paper-attention-metrics/">Attention Metrics</a>&#8221; (Dicembre 2025), un documento che segna il superamento delle metriche tradizionali come la semplice viewability.</p>
Di che cosa tratta la ricerca?
<p>Il paper esplora come l&#8217;attenzione non sia un dato statico, ma un processo <strong>dinamico</strong> e <strong>multidimensionale</strong> che coinvolge percezione, emozione, comprensione e comportamento. Non basta che un annuncio sia &#8220;visibile&#8221; a schermo; ciò che conta è il grado di coinvolgimento reale, misurato oggi attraverso tecnologie avanzate non solo di eye-tracking ma anche grazie a strumenti che integrando AI e neuroscienze catturano le micro espressioni sul volto dei navigatori.</p>
Un insight sorprendente: l&#8217;efficacia dell&#8217;Audio
<p>Un esempio di interesse, spesso sottovalutato dai media planner, riguarda il potere dell&#8217;audio digitale. Secondo gli studi citati (Dentsu/Lumen), l&#8217;attenzione generata dall&#8217;audio è superiore del 66% rispetto al video digitale e del 155% rispetto ai social media. Questo si traduce in un aumento della Brand Choice del 67%, dimostrando che l&#8217;assenza di stimoli visivi può paradossalmente focalizzare meglio il coinvolgimento cognitivo.</p>
<div id="attachment_9139" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-19-164431.png"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9139" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-19-164431-300x184.png" width="300" height="184" /></a><p id="caption-attachment-9139" class="wp-caption-text">Fonte: IAB Italia &#8211; Attention Metrics</p></div>
Luci e ombre: una riflessione critica
<p>La ricerca ha il pregio di voler standardizzare un mercato frammentato, introducendo concetti operativi come l&#8217;aCPM (Attentive CPM) per remunerare la qualità e non solo il numero delle esposizioni dell&#8217;annuncio. È un passo fondamentale per la sostenibilità economica dei publisher di qualità.</p>
<div id="attachment_9142" style="width: 1019px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-19-174411.png"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9142" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-19-174411.png" width="1009" height="493" /></a><p id="caption-attachment-9142" class="wp-caption-text">Swot analysis delle Attention Metrics. Fonte: Iab Italia</p></div>
<p>Tuttavia, emergono delle criticità:</p>

Barriera all&#8217;ingresso: Il 73% degli inserzionisti italiani ha ancora una conoscenza limitata di queste metriche. La complessità tecnologica rischia di tagliare fuori i piccoli editori che non possono investire in licenze costose.
Rischio &#8220;Vanity&#8221;: Senza uno standard unico globale, c&#8217;è il pericolo che ogni vendor crei il proprio &#8220;score&#8221; proprietario, rendendo difficile il confronto tra campagne su piattaforme diverse.

<p>In conclusione, il paper ci dice che dobbiamo smettere di contare le impression e iniziare a far contare i secondi di reale connessione con l&#8217;utente.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>File caricati e conversazioni in ChatGPT, Gemini e NotebookLM: riservatezza, condivisione e uso ai fini dell’apprendimento</title>
		<link>https://www.webmarketinggarden.it/file-caricati-e-conversazioni-in-chatgpt-gemini-e-notebooklm-riservatezza-condivisione-e-uso-ai-fini-dellapprendimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 07:02:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Gemini]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[Guida sintetica per professionisti. In fondo a ogni sezione ho linkato le Fonti ufficiali su cui mi sono basato. Perché questo tema è importante Se si carica un testo inedito o riservato per ottenere una traduzione, un report o un&#8217;analisi su ChatGPT, Gemini, o NotebookLM è fondamentale sapere se il file e la relativa chat [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Guida sintetica per professionisti. In fondo a ogni sezione ho linkato le Fonti ufficiali su cui mi sono basato.</em></p>
Perché questo tema è importante
<p>Se si carica un testo inedito o riservato per ottenere una traduzione, un report o un&#8217;analisi su ChatGPT, Gemini, o NotebookLM è fondamentale sapere se il file e la relativa chat potranno essere: <strong>(a)</strong> condivisi con altri utenti, <strong>(b)</strong> usati per addestrare il modello, <strong>(c)</strong> conservati oltre il necessario.</p>
<p>Qui sotto ho provato a fare un confronto aggiornato al 21/10/2025 su cosa ci si può aspettare.</p>
Tabella comparativa (visibilità, condivisione, training)


Confronto tra ChatGPT, Gemini e NotebookLM per visibilità, condivisione, training e fonti


Aspetto
ChatGPT (OpenAI)
Gemini (Google)
NotebookLM (Google)




Visibilità dei contenuti caricati
I contenuti restano di proprietà dell’utente e sono visibili solo nella propria sessione/account.
I contenuti sono legati al proprio account Google; cronologia e attività sono controllabili da <a href="https://myactivity.google.com/product/gemini">Gemini Apps Activity/Attività</a> (Fig. 3).
I file restano nel proprio account; l’utente decide se e con chi condividerli (anche pubblici, se lo sceglie).


Condivisione con altri utenti / terzi
Nessuna condivisione automatica con altri utenti o terze parti.
Nessuna condivisione automatica; in <em>Workspace</em> i dati restano nel dominio organizzativo.
Nessuna condivisione automatica; la condivisione è sempre esplicita (viewer/editor o pubblicazione).


Uso per addestramento del modello
<strong>– Possibile</strong> nei servizi consumer se non si disattiva l’opzione “Improve the model with your data / Migliora il modello per tutti” (Fig.1) o se non si usa l&#8217;opzione “Attiva Chat temporanea” (Fig.2).
<strong>– No</strong> via API e nei piani Enterprise.
<strong>Consumer:</strong> i dati possono essere usati per migliorare i modelli se “Activity/Attività” è attiva.
<strong>Workspace/Enterprise:</strong> contenuti <strong>non</strong> usati per training esterno.
Google dichiara che i <strong>dati personali non sono usati per addestrare NotebookLM</strong> (account consumer).
In <strong>Enterprise</strong> i dati restano nel progetto Google Cloud del cliente e non sono usati per altri clienti.


Note
Controlli tramite “Impostazioni &gt; Controllo dati&#8221;.
Le Chat temporanee non sono usate per training e vengono eliminate dopo 30 giorni.
Retention configurabile (3–36 mesi). Anche con Activity/Attività off, può esserci conservazione tecnica breve per sicurezza o abusi (72 ore).
Eventuale <em>human review</em> se si lasciano feedback. Evitare di caricare dati altamente sensibili se non necessari.


Fonti ufficiali
<a href="https://help.openai.com/en/articles/7730893-data-controls-faq">Data Controls FAQ</a>
<a href="https://help.openai.com/en/articles/5722486-how-your-data-is-used-to-improve-model-performance">How your data is used</a>
<a href="https://openai.com/policies/how-your-data-is-used-to-improve-model-performance/">Policy site</a>
<a href="https://openai.com/consumer-privacy/">Consumer privacy</a>
<a href="https://support.google.com/gemini/answer/13594961?hl=en">Gemini Privacy Hub</a>
<a href="https://support.google.com/gemini/answer/13278892?hl=en">Manage Activity</a>
<a href="https://support.google.com/a/answer/15706919?hl=en">Workspace Privacy</a>
<a href="https://support.google.com/a/answer/14130944?hl=en">Workspace FAQ</a>
<a href="https://support.google.com/notebooklm/answer/16164461?hl=en">Learn about NotebookLM</a>
<a href="https://blog.google/technology/google-labs/notebooklm-public-notebooks/">Public notebooks</a>
<a href="https://cloud.google.com/gemini/enterprise/notebooklm-enterprise/docs/overview">Enterprise overview</a>




<div id="attachment_9096" style="width: 703px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-22-163709.png"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9096" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-22-163709.png" width="693" height="616" /></a><p id="caption-attachment-9096" class="wp-caption-text">Fig.1: ChatGpt Controllo dati &gt; Migliora il modello per tutti. Disattivandolo le chat non vengono utilizzate per addestrare il modello.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_9094" style="width: 765px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-22-163917.png"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9094" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-22-163917.png" width="755" height="625" /></a><p id="caption-attachment-9094" class="wp-caption-text">Fig.2: In ChatGpt con l&#8217;opzione &#8220;Attiva Chat temporanea&#8221;, in alto a destra, la conversazione non viene salvata.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_9095" style="width: 699px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-22-163820.png"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9095" src="https://www.webmarketinggarden.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-22-163820.png" width="689" height="741" /></a><p id="caption-attachment-9095" class="wp-caption-text">Fig.3: in Gemini con l&#8217;opzione salva l&#8217;attività disattivata si può evitare di salvare le conversazioni. Sempre dallo stesso pannello si può decidere quali conversazioni eliminare.</p></div>
Rischi da gestire

<strong>Retention tecnica</strong>: anche con impostazioni restrittive, può esistere una conservazione minima per sicurezza/abusi o per erogazione del servizio (es. 72 ore in alcuni casi documentati da Google).
<strong>Human review circoscritta</strong>: in alcuni servizi Google, se si fornisce feedback, il contenuto può essere visionato da revisori con finalità di troubleshooting/sicurezza.
<strong>Condivisione volontaria</strong>: la pubblicazione o condivisione dei notebook in NotebookLM è una propria scelta; verificare sempre i destinatari e le impostazioni.

Checklist operativa (consigli rapidi)

<strong>Classificare i contenuti</strong>: se “altamente riservati/inediti”, prediligi piani Enterprise/Workspace o canali API e accertarsi che i darti siano mantenuti nell&#8217;unione europea.
<strong>Impostare la privacy</strong>:

<strong>ChatGPT</strong>: disattivare “Improve the model with your data” nei <a href="https://help.openai.com/en/articles/7730893-data-controls-faq">Data Controls</a>.
<strong>Gemini</strong>: verificare e configurare <a href="https://support.google.com/gemini/answer/13278892?hl=en">Gemini Apps Activity</a>; in azienda usare Workspace.
<strong>NotebookLM</strong>: evitare <em>public notebooks</em> salvo necessità; per massima garanzia valutare la versione<a href="https://cloud.google.com/gemini/enterprise/notebooklm-enterprise/docs/overview"> Enterprise</a>.


<strong>Minimizzazione</strong>: caricare solo ciò che veramente serve; rimuovere metadati sensibili; valutare versioni anonimizzate quando possibile.
<strong>Contratti/NDA</strong>: per materiali strategici, pretendi clausole “no training” e verifica la residenza dati (es. UE).

Conclusione
<p>I file caricati non vengono condivisi automaticamente con altri utenti in nessuna delle tre piattaforme.</p>
<p>L’uso ai fini di apprendimento dipende da <em>piano</em> e <em>impostazioni</em>:</p>

<strong>ChatGPT</strong> (consumer) e <strong>Gemini</strong> (consumer) possono usare i dati per migliorare i modelli se non si disattiva l’opzione.
<strong>NotebookLM</strong> dichiara di non usare i dati personali per addestrare il prodotto; in <strong>Enterprise/Workspace/API</strong> i contenuti non vengono usati per training e restano nel proprio dominio/progetto.


Conclusione

Per testi inediti o di valore (manuali, contenuti formativi, asset editoriali), l’approccio da tenere sembrerebbe essere:

<strong>Enterprise/Workspace/API</strong> per i lavori critici;
<strong>Consumer con impostazioni restrittive</strong> (disattivazione data sharing/Activity) per lavori non sensibili;
<strong>NotebookLM</strong> è ben posizionato sul fronte “no training” dei dati personali ma va usato evitando pubblicazioni non intenzionali dei notebook.

<p>Questo è quello che sono riuscito a capire dalla documentazione, qualcuno ha informazioni differenti?</p>
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